Fai quello che (non) vuoi

“Sei un prodotto del nostro linguaggio” (…) “e di come sono le nostre leggi e di come crediamo che Dio ci voglia.

Ogni minima molecola dite è già stata pensata da qualche milione di persone prima di te.” (…) Qualsiasi cosa tu faccia è noiosa e vecchia e va perfettamente bene. Vai sul sicuro perché sei intrappolata dentro la tua cultura.

Qualsiasi cosa tu concepisca va bene perché riesci a concepirla. Non riesci ad immaginare nessuna via di fuga. Non c’è via di scampo. Il mondo è la tua culla e la tua trappola”.(…) “E se puoi trovare una via d’uscita dalla nostra cultura, anche quella è una trappola.

Basta voler uscire dalla trappola per rafforzare la trappola”. (…) “Il modo migliore è di non combattere, lascia perdere. Non cercare sempre di aggiustare le cose. Quello da cui scappi non fa che rimanere con te più a lungo. Quando combatti qualcosa non fai che renderla più forte”. “Non fare quello che vuoi.

Fai quello che non vuoi, fai quello che sei allenata a non volere. Fai le cose che ti spaventano di più”.

“Invisibile monster” Chuck Palahniuk

18 Comments
  • Giovanni
    giugno 16, 2010

    Per chi giudicasse troppo criptica questa serie di frasi tratte da “Invisible monster” di Pahlaniuck dico solo che le ho trovate allora come oggi illuminanti.

  • Susanna
    agosto 3, 2010

    a me piace anche questa….”Certi nascono umani. Altri ci mettono una vita a diventarlo”. (tratta da Rabbia)

  • Giovanni
    agosto 3, 2010

    Questo è illuminante…

    “Avete presente quei vecchi western hollywoodiani (…) Quelli coi ciuffi di sterpi che rotolano nel deserto e tutte quelle stronzate lì?” scuote la testa e dice: “Nessuna di queste piante è originaria del posto, ma ormai non è rimasto altro”.Dice “Oggigiorno in natura non c’è rimasto più nulla di naturale”. Le foreste sulla costa occidentale sono letteralmente soffocate dalla ginestra del carbonaio, dalla ginestra pubescente e dal rovo selvatico, dice. Le piante locali stanno morendo per via della limantria un insetto importato nel 1860 da Leopold Trouvelot, che intendeva allevarlo per la seta. I deserti e le praterie sono soffocati dalla senape, dal forasacco dallo sparto proveniente dall’Europa. (…) Gli allevatori una volta piantavano il forasacco perché maturava a primavera, così potevano usarlo come primo foraggio per le bestie”. (…) Il primo campo di forasacco fu seminato nella parte meridionale della British Columbia in Canada, intorno al 1889. Il punto è che il forasacco si diffonde grazie al fuoco. Ogni anno seccando diventa come polvere da sparo, e così le terre che ogni volta bruciavano ogni dieci anni oggi bruciano tutti gli anni. E il forasacco ricresce in fretta. Il forasacco ama il fuoco, ma le piante locali tipo l’artemisia tridentata e le polemoniacee, no. E a ogni incendio c’è sempre più forasacco e sempre meno di tutto il resto. E i cervi e le antilopi che si si nutrivano di queste piante ora non ci sono più. E lo stesso vale per i conigli. E per i falchi e i gufi che si cibavano di conigli. I topi patiscono la fame, e così anche i serpenti che mangiano i topi. Oggi il forasacco ha invaso i deserti interni dl Canada al Nevada, coprendo un’area grande due volte lo stato del Nebraska, e continua a espandersi di centinaia di ettari ogni anno. La cosa buffa è che il bestiame lo detesta perciò le vacche mangiano le erbe locali rare. Quelle poche che sono rimaste.

    da “Ninna Nanna” di Chuck Palahniuk

  • susanna
    agosto 3, 2010

    concordo sull’illuminante……e aggiungo anche questa….diretta, manifesta: “La gente rivendica i propri diritti sulle persone a cui vuole bene dandogli un nome diverso. Etichettandole come se fosse roba loro” tratto sempre da Rabbia.

    Parlando di illuminazione a me questo mi ha colpito come un secchio pieno di cubetti di ghiaccio…..non è di Palahniuk ma ha suonato alcune corde…..

    “il bignè aderiva alle mucose più intime del mio palato, la sua molle sensualità sposava le guance e la sua indecente elasticità lo compattava immediatamente in una pasta omogenea e cremosa, la cui dolcezza dello zucchero conferiva una punta di perfezione” ed ancora:

    “il punto non è mangiare nè vivere, è sapere perchè. Nel nome del padre, del figlio e del bignè, amen.Muoio” (Estasi culinarie opera prima di Muriel Barbery la stessa de “l’eleganza del Riccio” che personalmente ho trovato gradevole ma non quest’opera letteraria che hanno spacciato)

  • Giovanni
    agosto 3, 2010

    Alla faccia del bignè 😉

  • susanna
    agosto 3, 2010

    In definitiva il bignè….ha sempre il suo porco perchè!:-)

  • Giovanni
    agosto 3, 2010

    All’assonanza “baciata” mi arrendo 😉

  • susanna
    agosto 3, 2010

    Puoi sempre provare, sempre che tu non lo abbia già letto, Ricette Immorali di M.V.Montalban…quella del baccalà al Pil pil è…..illuminante:-) ma anche quella della torta di pistacchio non scherza…

  • Giovanni
    agosto 4, 2010

    Non l’ho letto, nel genere ho letto “Come l’acqua con il cioccolato”… Più che da Montalban la ricetta sembra di Cetto Laqualunque 😉

    http://www.youtube.com/watch?v=u4UT113Lkzw

    Immaginavo che il pistacchio ci fosse da qualche parte…:-)

  • Susanna
    agosto 4, 2010

    Grande Albanese!!:):):):):):):)diciamo che il genere di Laqualunque per quanto attualissimo è molto più ruspante rispetto ad un Montalban….e ti sparo questa citazione, visto che più sopra ne parlavamo, di Pepe Carvalho dal libro “la solitudine del manager” (che se non lo hai letto te lo consiglio) « La mia biografia è impresentabile.
    Ex rosso
    Ex agente internazionale.
    Amante di una puttana più selettiva che seletta. »

    Ti dirò…. a me i dolci piacciono tutti il pistacchio così come la nocciola sono gusti evocativi della mia infanzia e crescendo ho compreso che se il pistacchio o la nocciola danno il meglio di loro la gelateria o pasticceria è da premio, sembrano gusti facili ma, per chi come me li divorerebbe anche spiaccicati per terra, ti assicuro che non lo sono affatto.
    Comunque anche il cioccolato fondente al 99% ha il suo profondo e perverso perchè….il 100% trovo sia troppo “farinoso” quello di Modica troppo grumoso con i suoi cristalli di zucchero evidenti in bocca.

  • Giovanni
    agosto 4, 2010

    Ottimo, quando passo da Feltrinelli lo prendo… 😉

    Se ti capita leggi, se non l’hai già fatto, “il responsabile delle risorse umane” di Yehoshua così rimaniamo in ambiti “aziendali” 😀

    Non ho mai assaggiato il cioccolato di Modica, in genere non sono particolarmente goloso anche se dinverno ogni tanto mi prendo il mio sacchetto di cuneesi al rhum…

    http://www.cuneesialrhum.com/cuneese.htm

    Oppure a pezzetti mentre bevo un buon “agricolo” (difficilissimo trovarne in giro) o il Laphroaig dovuto a fine giornata ad un uomo che ha duramente lavorato… 🙂

  • susanna
    agosto 4, 2010

    Non l’ho letto a meno che non si tratti del romanzo fonte d’ispirazione per il film con Clooney dell’anno scorso…..il cioccolato di Modica, a molti fa impazzire, a casa ne ho una variante extra fondente al Nero d’Avola….mangiabile ma ripeto i granelli di zucchero, credo di canna, sotto i denti non sono il max…preferisco un Venchi o anche Domori volendo farmi una mega coccola e uscendo dai prodotti industriali….la selezione di Gobino che è l’over the top del cioccolato.
    L’inverno il cicchetto “hot” con rombi di cioccolato ci sta tutto….al Laphroaig però preferisco il Bowmore 25…2 anni fa ho fatto una degustazione di whisky delle Higlands….mamma mia, la sublimazione del palato pur non ingerendoli sono riuscita a farne solo 8 le papille gustative erano bruciate da un coacervo di sapori, dalla torba al salmastro……. al pesce affumicato all’erba officinale…da impazzire insomma.
    Se non lo conosci già prova il Caol Ila……indimenticabile esperienza insieme ad una tequila assaggiata in Messico nel lontano 2002 di nome Don Julio che mi ha regalò visioni mistiche……….:-)

  • Giovanni
    agosto 4, 2010

    Secondo te non conosco il Caol Ila? 😉 Ho avuto modo di “approfondire” con tutti quelli delle Islay, uno a uno grazie alla disponibilità di un carissimo amico che gestiva un bel ristorante – vineria etc.etc. Non sono proprio un degustatore come te, ma un buon bevitore, diciamo…:-)

  • susanna
    agosto 4, 2010

    Alla fine il risultato non cambia anche se non si è degustatori di professione si è perfettamente in grado di distinguere un prodotto fuori classe da uno dozzinale….avresti potuto non conoscerlo se pensi che un mio amico giornalista per il Gambero Rosso il Bowmore 25 non lo aveva mai assaggiato…tantomeno le ostriche accompagnate dalla birra nera.
    Spesso non è la mancanza di occasioni quanto la paura del gusto ignoto a metterci freni….. per lo più mentali!
    Nella vita la curiosità è una garanzia di lento invecchiamento…ed io ho tutta l’intenzione di fare il tagliando ai 100…..:-)

  • Giovanni
    agosto 5, 2010

    Il Bowmore 25 l’ho bevuto una volta a Bruxelles…
    Qui a Genova si trovano più facilmente Laphroaig,, Arpbed, Lagavullin e Caol Ila (ma è già più difficile). Invece, per quello che riguarda le ostriche, proprio recentemente, qui ha aperto un localino specializzato nel genere che ha subito attirato la mia attenzione 😉 Non avevo idea che si potessero gustare con la birra scura, la prossima volta che ci vado chiederò 🙂 Sono d’accordo con te per la mentalità ma crdo che negli ultimi 50 anni ci sia stato uno sterminio nell’ambito delle cucina tradizionale mentre le mode hanno portato un po’ tutti ad abituarci ad una cucina di bassa qualità, magari propinando certi “etnici” come novità assoluta che andavano ad occupare spazi di qualche vecchia osteria. Sui 100 ci conto anch’io, curioso o non curioso, devo ancora capire cosa farò da grande 😀

  • Susanna
    agosto 5, 2010

    L’Ardbeg l’ho bevuto una sera accompagnandolo con pane nero, burro non salato e un piattino con aringhe ed alici….una piacevole scoperta.
    Concordo pienamente sul tentativo di sterminio della cucina in particolar modo di quella della tradizione, infatti a Roma scarseggiano i ristoranti “tipici”, la nouvelle cuisine purtroppo ha impazzato per oltre un decennio grazie anche alle mode politiche, anni fà per conto dell’AIS feci il servizio per la manifestazione “I 5 grappoli” che si tiene come ogni anno a S.Patrignano e dove sono invitati politici,bortaborse,smandrappone che portano le borse dei portaborse,ex veline divenute ministro etc etc… lo chef era Vissani…un individuo di una cultura paragonabile ad una gallina ed una delicatezza di un elefante in una cristalleria, le bestemmie echeggiavano per tutta la sala…… il menu’ prevalentemente composto da parrucche (a Roma indicano parvenza di qualcosa…siamo molto figurativi!:-)prevedeva un antipasto, la sopresa dello chef, un secondo ed un dolce ebbene la sorpresa dello chef erano 3 e dico 3 di numero, disposti però diagonalmente non credere, erano i rigatoni alla matriciana….io amo la sostanza e la sincerità in cucina (ma anche fuori)quindi nessuna porzione da autotrasportatore ma nemmeno un parrucchino che offenda la mia, presunta, intelligenza.
    Su cosa fare da grande una certa Naomi ha risposto: la velina,la giornalista oppure la ministra!Io invece la ghostbuster di certi mostri….. purtroppo reali.

  • Susanna
    agosto 5, 2010

    NOEMI pardon….ci mancherebbe altro che confondiamo smandrappone.

  • Giovanni
    agosto 5, 2010

    Io sono molto sul verso autotrasportatore e quelle cose lì mi fanno veramente incazzare quando mi succedono… Per il momento io ho trovato un cliente per il mio chiosco 😉 aa ho speranze, l’impegno e la volontà non mi mancano… 🙂

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