Il “caso Zanfretta”

di 3 , , Permalink 0

Siamo di fronte ad una leggenda. Che è anche realtà. Zanfretta lo puoi incontrare nel centro di Genova e dato che è una persona educata e per bene ci puoi prendere anche un caffè insieme. Quell’uomo pacioso, dallo sguardo buono, grassottello, ha un unico particolare nella sua vita che lo rende unico. Secondo lui, in una storia che tutt’oggi ha diverse zone d’ombra ma mantiene elementi di suggestione degni di un film di Spielberg, è stato per undici volte oggetto di incontri ravvicinati del terzo tipo. Era il dicembre del 1978 quando, ai tempi faceva il metronotte, risalendo una strada nella zona di Torriglia, in poche parole, Fortunato Zanfretta incappa non in qualche topo di residenze estive, ma in una astronave aliena e nelle altrettanto aliene crature che la conducevano. Zanfretta in tre anni viene rapito undici volte dai “Dargos” (così dice che si chiamano) che lo sottopongono a esperimenti vari. Anche l’opinione pubblica lo sottopone alla pressione degli interrogativi e, ovviamente, anche a valutazioni non particolarmente esaltanti sulla sua salute mentale. Ma Zanfretta è ostinato, si fa ipnotizzare e si sottopone alla macchina della verità per dimostrare che non sta mentendo. A trent’anni da quei giorni quando la “psicosi UFO” dilagò e sembrava più facile incontrare un mostro verde alto tre metri nel portone piuttosto che il vicino di casa, quando queste notizie sui giornali si accostavano agli attentati delle BR e alle gesta calcistiche di Chiorri e Pruzzo e Torriglia, dove al massimo avevi la fortuna di trovare un po’ di porcini e incrociare due cinghiali era diventata il set di un film, resta il sapore di una “vecchia” storia, stramba e sballata finchè si vuole ma sempre bella da raccontare…:-)

3 Comments
  • Marco
    settembre 23, 2010

    Un aspetto bizzarro della storia di Zanfretta, oltre agli innumerevoli altri, è lo scenario in cui si è svolto il primo contatto: Torriglia
    L’Italia, nei film di fantascienza non è MAI funzionata, più precisamente il costume italiano è impossibile da conciliare con il fantastico cinematografico, soprattutto se contemporaneo: un italiano, alla fine degli anni ’70, in giro con una centoventisette, in provincia(neanche in città, ma questo da phatos…), si confronta con esseri provenienti da un altro pianeta e probabilmente molto avanzati tecnologicamente… fa ridere ancor prima di suscitare interrogativi.
    La sera della registrazione è stata indimenticabile, mi pare di ricordare anche la presenza del conte in regia: il quadro era completo 🙂

  • Giovanni
    settembre 25, 2010

    Sono d’accordo sino ad un certo punto… E’ vero, non c’è la “torre del diavolo” di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ma se andamo a vedere la brughiera inglese cosa sarebbe se Conan Doyle non avesse scritto “Il mastino dei Baskerville”? Sterpaglia e nebbia… O no?
    Il “Predator”, ormai leggendario è quasi certamente ispirato ai Dargos di Zanfretta e il cerchio si chiude…:-) Io trovo poi che l’entroterra e gli appennini abbiano forti elementi misteriosi, fatti cruenti e leggende metropolitane, fantssmi lungo le vecchie camionali dimenticate e storie antiche mai del tutto chiarite… Sulla serta in cui abbiamo registrato? Mi sa che io, te, Zanfretta, il conte e la Simoncelli siamo una leggenda metropolitana..:-D

  • Laura Sciaccaluga
    febbraio 25, 2012

    Mi ricordo di Zanfretta, l'ho visto per la prima volta qualche anno fa come ospite de Il Bivio di Enrico Ruggeri, e non ne avevo mai sentito parlare. Mi ha fatto molta tenerezza e sembrava sincero, non dava l'impressione di essere un'esibizionista alla ricerca delle luci della ribalta! Non dico di credergli, oltretutto raccontava anche di una scatola aliena che avrebbe seppellito nel bosco ch'era piuttosto ridicola, ma rimane comunque il fascino dell'incontro nel bosco in un luogo a due passi da noi! Un po' l'ho anche invidiato, si fa per dire, io al massimo ho incontrato qualche vipera ed un paio di cinghiali!!! Ho sentito raccontare più volte di avvistamenti ed incontri particolari in Valpolcevera, non so se siano veri, ma sicuramente sono stati raccontati in buonafede, e mi piacciono perchè hanno la capacità di far sognare ad occhi aperti e a volte di farmi correre qualche brivido lungo la schiena 🙂

Rispondi