Fuori Orario

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L’incipit di “Fuori orario” è uno dei più belli in assoluto del cinema. In un bar dall’atmosfera hooperiana, due sconosciuti, un uomo e una donna, si incontrano grazie alla comune lettura di “Tropico del cancro” di Henry Miller. Lei è la nevrotica è affascinante Rosanna Arquette, lui è lo “sfigato” Griffin Dunne che non crede ai suoi occhi di aver abbordato una preda del genere con tale escamotage. Ma per chi non ha visto il film non vado avanti e consiglio vivamente di vederlo. Era la metà degli anni ’80, in pieno “yuppismo” e si trattava di atmosfere originali perchè desuete, gente sfigata, incontri equivoci, marginali (per capirci andavano di moda film come “Via Montenapoleone” o “Sotto il vestito niente” oppure “Ritorno al futuro”). Il film al di là della stroia stralunata e grottesca, per chi lo coglieva insinuava il dubbio che dietro l’ottimismo imperante dell’epoca “l’impero dei sogni” non stava in piedi e si sgretolava pan piano, al fondo della notte, nell’ora del lupo quando trovarsi fuori di casa, in senso fisico ma anche simbolicamente, fuori dalla propria geografia esistenziale si rischia di perdere tutto, dai propri beni sino alla propria identità…. Quello che Martin Scorsese non poteva immaginare che il “Fuori orario” la terra di nessuno dei simboli e dei significati, 25 anni dopo, si sarebbe potuto vivere tranquillamente alle 15 di un ex rassicurante qualsiasi poemriggio qualsiasi di qualsiasi città del mondo…

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