L’intramontabile Edwige…

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Edwige Fenech per quanto qualcuno potrà inizialmente storcerer il naso è uno dei punti nodali e di svolta nell’immaginario collettivo del paese. Ovviamente per quello che riguarda la femminilità e il sex appeal. Nel suo e nel nostro piccolo, con qualche differenza lei è la nostra Linda Lovelace, l’attrice porno che interpetò “Gola Profonda”. La Fenech per quanto abbia esibito con generosità le sue forme non è mai entrata nell’ambito dell’hard core che, in effetti, da lei distanziava anni luce anche se, non è neppure il caso di dirlo, è stata lei la regina della commedia sexy italiana. Ora qualcuno dirà, prendi sul serio qualcosa che non pretendeva per nulla essere preso sul serio, pensato e ideato per adolescenti e soldati di leva in libera uscita. E’ vero era un prodotto che si consumava in compagnia nella spasmodica attesa che Edwige si decidesse a farsi la doccia, però, chi lo produceva provenendo dall’idea di commedia che negli passati con protagonisti magari più alti (Sordi, Tognazzi, Manfredi) e una censura più rigida aveva imparato a realizzare qualche idea in testa l’aveva. Il canovaccio era chiaro: in una società maschlista e repressa (una caserma, un ospedale o una scuola) popolata da figure “fantozziane” ub el giorno arrivava lei, una bellezza da semidea e la ferrea convinzione di dover essere considerata per le sue capacità e la sua professionalità. Il contrasto tra i pensieri e le occhiate semianimalesche degli uomini che la circondavano oltre che dei loro tentativi per portarla a letto e la rigidità della sua applicazione ad emanciparsi sul lavoro erano la ragione del comico per tutto il film. E intendiamoci, per quanto l’attrazione e il valore del film consistessero nei fotogrammi dove Edwige mostrava le sue grazie, quei film ironizzavano e forse descrivevano neppure in modo troppo lontano dal vero l’atmosfera e la bassa psicologia che si viveva in caserme, scuole e ospedali tra la fine dei ’70 e i primi anni ’80. Inoltre, La Fenech riuscì a rendere un personaggio a tutto tondo, in fondo equilibrato rispetto all’eterna adolescente Gloria Guida, di una donna che alla fine del film pur tra una risata e l’altra e qualche ammiccamento sceglieva il compagno sempre per amore. Nella struttura di quelle commedie la sua presenza illuminava il quadro impietoso della modernità abortita che covava nelle ceneri di un periodo, quello della grande rivoluzione sociale degli anni ’60, che andava tramontando. Per quanto queste commedie siano state per lungo tempo considerate prodotti di scarso valore, (anche se Quentin Tarantino ne ha parlato molto bene recentemente, e mi aspetto che al prossimo suo film dedicato al genere fior d’intellettuali scoprino anche “Quel gran pezzo dell’Ubalda” cantandone le lodi) la vera svolta negativa e finale che decretò la fine di questi film fu il “Drive in” prodotto dalle reti Fininvest. La semidea veniva eliminata e al suo posto arrivavano le “maggiorate clonate” non più personaggi alla ricerca di un’emancipazione, nonostante la bellezza, ma ruoli assunti proprio in base alla propria fisicità. Sparivano alla fine anche i vari Alvaro Vitali e Lino Banfi impegnati nella rozza e triviale spiata dal buco della serratura. L’azzeramento faceva sì che fosse il pubblico a casa a prenderne le veci accettando passivamente l’offerta televisiva e la riduzione a puro oggetto dei corpi osservati senza più una storia, ma signifacanti solo in quanto osservabili per la loro fisicità. Scompariva Edwige e gli ultimi rimasugli di un’analisi critica al nostro costume. Le pretese dei personaggi della Fenech oggi con i tempi che corrono fanno sorridere…

1 Comment
  • Giovanni
    novembre 6, 2010

    E’ uno dei post più visitati, nonostante l’assenza di commenti… 😉 Aggiungo una bella sequenza di immagini della diva…

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