Qual’è il vero Sherlock Holmes?

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Prima o poi ne avrei parlato, ma essendo uno che preferisce ritardare i piaceri ho aspettato questa piovosa giornata di ottobre che sembra fatta apposta per ritornare sulle calde e piacevoli sensazioni che la letteratura è capace di dare, insieme ad una buona poltrona alla felpa preferita e magari con un buon bicchiere di vino. Intendiamoci, da buon conservatore per me esiste un solo Sherlock Holmes, ovvero il leggendario Basil Rathbone che dagli anni ’60 in poi produesse una serie di film interpretando il ruolo dell’investigatore uscito dalla penna di Conan Doyle investendo la mia infanzia di una fascinazione che continuò per anni alla ricerca di quei film che fissavano il mito in una icona ben precisa. Michael Caine non fu un cattivo Sherlock Holmes però spingeva un po’ troppo sulla supposta tendenza omosessuale dell’eroe, altri non me li ricordo e li consideriamo superflui.
Quando uscì il film con Robert Downey jr. mi sono chiesto pure se era il caso di andare a vedere un film che avrebbe demolito il mio mito senza probabilmente risarcirmi di altre certezze e qualità pari a quella che coservavo gelosamente nella mia memoria e nel cofanetto di cd con tutti i film. E mi è piaciuto. Alla fine il film si è allineato a quello che immaginavo ponendo una questione estetica e formale complessa. Conan Doyle e Basil Rathbone avevano le condizioni “reali” per poter raccontare la realtà in cui viveva, o meglio, sarebbe vissuto, Sherlock Holmes? Conan Doyle che è l’ideatore del personaggio aveva uno stile e un approccio formale estremamente rigio anche se il “canone” rimane uno dei capolavori mondiali della letteratura. Il suo limite è che con Edgar Allan Poe fu l’iniziatore di un genere, apriva una strada e una prospettiva e doveva farlo con un a – prescindere molto alto intriso di positivismo anche se già attraversato da una vena decadente. In fondo a lui di più non si poteva chiedere. Basil, occorre dirlo nonostante il carisma e le fisique du role era troppo fermo, ottocentesco, teatrale. I limiti erano anche della forma cinematografica troppo,limitata all’epoca per rendere l’idea del contesto in cui si muoveva l’eroe e il filtro della censura impediva le digressioni fondamentali per la comprensione dei tempi . Robert Downey Jr. dice quello che le forme passate per diversi motivi non sono riuscite a far passare, la velocità, la tumultuosità dei tempi e la modernità del personaggio spregiudicato e irriverente come solo così poteva e doveva essere. E’ interessante lo stile, e una rilettura libera ma corretta che restituisce un personaggio che ci è molto più vicino di quello che pensiamo.

4 Comments
  • Nicoletta
    ottobre 16, 2010

    C’è da dire che Robert è anche molto affascinante già di suo… 🙂
    Iron man a parte..

  • susanna
    ottobre 17, 2010

    Non hai menzionato Peter Cushing che non stonava nel ruolo di Holmes.Senza nulla togliere a R.D.J.che apprezzo professionalmente parlando, avrei trovato più credibile Jude Law nei panni di Sherlock Holmes.Da sempre il celeberrimo investigatore è rappresentato segaligno, alto,elegante….insomma “very english”Robert Downey Junior è sanguigno e mediterraneo anche affascinante ma anche se rende Holmes terreno non lo trovo credibile nel ruolo.C’è da dire che è anche una questione affettiva come dicevi giustamente tu Basil Rathbone fu il primo e come tutti i primi si è incollato addosso un personaggio così come Sean Connery è e sarà sempre Mr.Bond, Margaret Rutherford-Miss Marple (a dispetto della Christie che non la gradì)Austin Trevor-Poirot etc etc….Certo è che Rathbone è stato preso come modello anche dalla Disney in Basil l’investigatopo mentre il povero Bond è stato svilito da Lando Buzzanca-James Tont….e non c’è storia.

  • Giovanni
    ottobre 17, 2010

    Ma per me Peter Cushing resterà per sempre Abraham Van Helsing, il nemico giurato di Dracula (Cristopher Lee) nei film della Hammer. In effetti, Holmes io lo immagino biondastro, ma la caratterizzazione un po’ più truffaldina e meno flemmatica credo sia dovuta al personaggio, Conan Doyle lo dscriveva più così fu Rathbone a inculcarci il suo personaggio che poteva essere un professore di latino di un ginnasio almeno quanto è stato Sherlock Holmes… 🙂

  • susanna
    ottobre 17, 2010

    Conand Doyle lo ha descritto in diversi modi ne L’avventura della casa vuota lo vuole conoscitore di una tecnica di lotta Giapponese ne il segno dei quattro lo vuole tossicodipendente lui stesso voleva rendere il suo eroe imperfetto.E’ un compito sempre molto difficile fare un film o un serial televisivo dai libri….solo in pochissimi casi l’uno è stato fedele all’altro.Ma per me la fisicità di R.D.J. non corrisponde all’originale anche se l’essenza imperfetta di Holmes è abilmente resa.

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