“Ricapitulemmu”

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Innanzitutto, per chiarezza, il titolo significa “ricapitoliamo” in savonese/genovese e fa parte di un episodio della mia vita che ricordo con grande affetto e con un sorriso. La faccio breve. Era il ’78 e in seconda media, con mia grande emozione fui invitato da una mia compagna di classe a una festa in casa sua, insieme ad altri. Era per me un grande onore perchè lei era la leader della classe, quella più carina, ma anche quella che sapeva tutto della musica di allora, delle tendenze della moda (furoreggiavano i punk a Londra e la musica leggera, come veniva chiamata, conosceva il momento del suo massimo fulgore). Sta di fatto che un’influenzona dicembrina mi impedì di partecipare a quella festa. Poco male. Avvenne di meglio. La ragazzina al mio ritorno a scuola mi fece trovare un regalo, una cassettina con una serie di canzoni che allora andavano per la maggiore e che lei amava. Benissimo. Lei mi disse anche che quella cassetta l’aveva fatta con le sue mani grazie ad un registratore che tutt’uno con una radio poteva incidere i brani musicali che venivano trasmessi dalle mille stazioni libere di allora. Tornai a casa con in mente due imperativi categorici: dovevo assolutamente ascoltare quella cassetta e anch’io come lei volevo farmi le mie cassette. In casa avevamo solo un mangiadischi. Esposi il problema a mio padre. Lui ascoltò. Poi ebbe un beve concilabolo con mia madre e lei mi disse che mio padre, ci avrebbe pensato lui. Le “vecchie” famiglie con passaggi gerarchici degni degli Asburgo. Due giorni dopo arrivarono a casa mia due uomini con un pacco, due amici di mio padre e il pacco era l’oggetto del desiderio: una radio con registratore incorporato. I due parlottarono con mio padre per un po’ poi mi chiamarono e inizio la spiegazione del funzionamento di quell’oggetto che come potete immaginare non era per nulla complesso ma… Ma. I due non ci acchiappavano nulla. Si esprimevano in dialetto cercando di tradurre a me e a mio padre le istruzioni in inglese tipo “Play u veu di’ cu va, cu se sente, ti capisci, “stop” u se ferma, “pause”…?” “Pause” fu un mistero irrisolto, se c’era “stop” a che cazzo serviva “pause”? Il calvario durò più di un’ora anche perchè ogni volta che i tipi toccavano l’apparecchio questo, quasi volesse fare un dispetto, non emetteva suono o non corrispondeva all’azione che loro avevano descritto. Dopo più di un’ora, quello che si era preso la briga di spiegare tutto, era paonazzo in volto, con due enormi chiazze di sudore ascellari, e in preda ad uno stato confusionale come uno scolaretto. Fu a quel punto che disse la fatidica parola: “Ricapitulemmu”, che voleva dire per lui, ridarsi una prova d’appello e rispiegare tutto cercando di rifilare disperatamente la radio a mio padre che con occhio severo, senza dire una parola, lo osservava ( insomma, l’austerità del genitore non faceva certi effetti solo a me, riflettei). Io non ce la facevo più e con il timore che tutto andasse a monte e di perdere l’oggetto agognato, con un guizzo presi la radio, schiacciai “eject”, inserii la cassetta, premetti il pulsante “play” per la prima volta nella mia vita e, miracolosamente, sotto gli occhi esterefatti e imploranti di tutti, la cassetta partì con il brano che aggiungo qui sotto. L’uomo si ricompose immediatamente e come se l’avesse fatto lui disse “ti veddi? U l’è ‘n giuiellu”…

P.S. Non molto tempo fa, mi picchiavo in tv con il televideo che non voleva partire. Dopo tre quarti d’ora di tentativi e assalti all’arcigna tecnologia che non si arrendeva, io incazzato, sudato e con la salivazione azzerata dalla tensione, sentii venire sù dalla tenebra magmatica e misteriosa della memoria una parola: “Ricapitulemmu”…

10 Comments
  • Monica
    novembre 27, 2010

    Letta con un sorriso di tenerezza. Con l’effetto di tante immagini a passare in FFWW (anche questo tasto c’era…) come parole inglesi a rincorrersi in uno stridulo messaggio marziano. E in sottofondo la voce di mio padre: . 🙂

  • Giovanni
    novembre 27, 2010

    Giusto tu che puoi capire… 🙂 La ragazzina era Loredana che poi fu in classe con noi alle superiori, ricordi? 🙂

  • isabella
    novembre 27, 2010

    oddio… devo conordare con monica… tenerezza di ricordi (anche se i miei sono in friuliano) ma anche una risata grandiosa con il ricapitulemmu che ritorna nei momenti senza uscita.

  • Marta
    novembre 27, 2010

    Mi hai fatto morire dalle risate… molto divertente!
    E poi “ricapitulemmu” e’ una delle mie parole genovesi preferite 🙂

  • Barbara
    novembre 28, 2010

    A 16 anni sono riuscita a farmi regalare il primo stereo e sembrava fossero atterrati gli alieni in casa.
    Primi tre 33 giri comprati: The Wall, Eye in the sky, Brothers in arms.
    (Nel caso qualcuno se lo stia chiedendo: mai ascoltato Baglioni, nemmeno da adolescente, quando tutto è permesso)
    Ero avulsa da qualsiasi contesto e nemmeno vedevo MTV, quindi i video. Una vita difficile, la mia.

  • alessandro
    novembre 29, 2010

    🙂 bellissimo.
    il radioregistratore era un vero oggetto del desiderio. e certe compilation un po’ casuali che io e mio fratello abbiamo fatto a 15, 16 anni ascoltando la radio hanno ancora il loro perché. ogni tanto quando capito a casa di mio padre le riascolto. tra una canzone e l’altra ci sono dei pezzi di pubblicità, dei pezzi di dedica dalle “radio libere”, e nessuna canzone è intera. c’è chi dice che la vita sta solo nei frammenti.

  • Giovanni
    novembre 29, 2010

    Io ero un monomaniaco, ma tu Alessandro lo sai bene, me lo facesti notare tanto tempo fa… 🙂 Cercavo stazioni radio dove ci fosse poca pubblicità e il dj non interrompessero la musica a metà per dire le loro “cazzate”… Cercai a lungo, alla fine scoprii che le radio libere dopo mezzanotte, anche più tardi mettevano dei nastri preconfezionati con le canzoni una dietro all’altra senza interruzioni. Così una notte, rimasi sveglio sino alle 3 e 1/2 ma alla fine avevo conquistato un’ora e mezzo del meglio della musica italiana e straniera Pink Floyd, Dalla, Renato Zero, De Gregori, Guccini, Simon & Garfunkel,America, e tanti altri ancora… Le nmie nottate erano interrotte da mia madre preoccupata solo perchè le canzoni di Donna Summer erano piene di sospiri e lamenti… Non comprendeva appieno la mia febbre da ricerca… 🙂 Quelle cassette andarono perse in un trasloco ma sono state fondanti per la mia formazione musicale… 🙂

  • alessandro
    novembre 30, 2010

    cavolo, non ricordo quando e a proposito di cosa ti ho dato del monomaniaco… 🙂 però sicuramente tu sei uno che si butta sulle cose che gli piacciono senza risparmi e senza reticenze.
    il radioregistratore venne prima del walkman e del videoregistratore. ma tu ricordi qualcosa che venne ancora prima, la inno-hit tascabile? sono anni che cerco tra i miei coetanei adepti di questo antico e perduto culto…

  • Giovanni
    novembre 30, 2010

    Eri tu che dicevi che mi fissavo sugli autori letterari acquistando per ciascuno di volta in volta tutti i testi disponibili… Ed era vero 🙂
    La inno hit la ricordo anche se io guardavo verso le strutture compatte non verso le portatili. Ancora oggi il mio giradischi, doppioregistratore per cassette e cd, la “colonna” è il mio “monolito nero” che guardo ancora oggi come un’alchimia magica anche se è superato dal tempo… 🙂

  • Giovanni
    dicembre 1, 2010

    http://www.youtube.com/watch?v=2-H3ZpFRtXU

    “Born to be alive” un caposaldo!!!!

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