La neve

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Fenomeno meterologico parte integrante dell’ecosistema globale dovuta al raffreddamento ad alta quota di particelle d’acqua che cristallizzate scendono a terra contribuendo con i suoi effetti alla vita del pianeta, rappresenta per l’umanità uno delle manifestazioni più poetiche e suggestive delle diverse forme in cui le le mutevoli reazioni dell’atmosfera si determinano sul nostro pianeta. Ha ispirato poeti e scrittori, leggende e storie di ogni tipo, la “bianca coltre che tutto ricopre” fa parte di una delle rappresentazioni ataviche del genere umano che ad essa richiama innumerevoli simbologie di vita e di morte, dolcezza e paradossalmente, calore. Ma a Genova no. Per i genovesi la nevicata è un’anticipazione della fine del mondo, una “proto apocalisse” esclusiva per seicentomila e rotte persone che guardano ai fiocchi di neve come alla più concreta minaccia proveniente dalla spazio, meno netti di un meteorite dal diametro di qualche chilometro ma perversamente più sadici. Come i tripodi di H. G. Wells ma assai più raffinati perchè capaci di influire sulla mente di questa piccola porzione di umanità. Una parte cospicua di questi, infatti, appena avvistati i fiocchi viene investita da violente pulsioni al suicidio. I più si infilano su moto, motrini e scooter lanciandosi sull’asfalto reso viscido dai micidiali fiocchi su pendenze di 60° e decidono di farla finita lanciandosi sparati sulla “bianca coltre”, alcuni alle volte ci riescono. Una più piccola porzione di persone come ipnotizzata infila calzature con tacco alzo dodici, infradito e vecchie “spadrillas” rigorsoamente senza calze, e si riversa per la strada. Li ritrovi alle fermate degli autobus accampati come il comandante Nobile nella sua tenda rossa, i cellulari scarichi le per le ossessive chiamate a tutti i numeri utili del mondo,occhi rossi, scalzi e pronti a gesti di antropofagia estrema. Si organizzano in branchi e attaccano autobus Amt privi di catene o auto solitarie e sbranano l’autista per sfamrsi. I più, sempre colti da un attacco di follia collettiva si precipitano sulla propria auto e si ritrovano nel centro di Genova per scatenarsi nella più folle, autocelebrativa manifestazione di rabbia compulsiva. Solo qualche giorno prima dell’anno mille si verificarono episodi simili, ma senza mai arrivare a questi eccessi. Molti restano, assiderati attaccati al volante, altri scendono dall’abitacolo animati da furia omicida e con le catene da destinare ai pneumatici improvvisano tra loro scontri degni del “Gladiatore”. C’è chi impazzisce improvvisamente dentro casa e cade nel più folle delirio schizotico ripetendo all’infinito “Le scuole sono chiuse? E se sono chiuse dove si trova mio figlio in questo momento? Se le tengono aperte, perchè le tengono aperte e se le chiudono non potrebbero tenerle aperte…” e via così all’infinito. Vecchietti che da secoli non uscivano di casa decidono che è assolutamente necessario comprare lo zafferano per cucinarsi proprio quel giorno il classico risotto, e si avventurano su diaboliche lastre di ghiaccio partorite dalle basse temperature in un rapporto innaturale con il genio di Stephen King. Alcuni giurano di averle sentite sogghignare. Rimarranno bloccati per ore col bacino fratturato in attesa indifferentemente di un’ambulanza, di un taxi o di Babbo Natale tutti bloccati in coda sulla sopraelevata…. A quel punto intervengono sempre due figure: una signora che illumina con un consiglio quell’umanità dolente: per non scivolare sul ghiaccio bisogna ricoprire le scarpe con delle calze di lana… D’accordo la fine del mondo ma almeno vestiti in modo dignitoso e non come un demente … Infine un immancabile signore che consiglia di innaffiare il ghiaccio con l’acqua di mare… “Aprite le cisterne che si trovano sottoterra il ghiaccio si scioglierà all’istante”… “Ma le cisterne sono state distrutte nelll’800 per rifare l’impianto fognario della città”… “Ma quanti cazzo di anni ha questo qui?” Magari ci vorrebbe uno tsunami…Un’onda e via… Alcuni si recano furiosi alla sede dell’Arpal (i meteorologi della regione) e dopo la minaccia di esecuzioni sommarie per aver ceffato le previsioni e non aver avvertito dell’immane pericolo costringono gli ostaggi terrorizzati a prevedere mezz’ora per mezz’ora la giornata seguente. Alla fine come le fatine della bella addormentata nel bosco arriva lo scirocco, le temperature si rialzano sino a venti gradi, alcuni bloccati in corso Europa colgono l’occasione scendono a Nervi in passeggiata a farsi l’aperitivo, e come nulla fosse la vita ritorna come prima. Sino alla prossima nevicata.

7 Comments
  • isabella
    dicembre 28, 2010

    🙂 oddio, è ESATTAMENTE genova sotto la neve!

    … anche se da noi alla foce… a parte la signora anziana con i tacchi che scende a prendersi il caffe al due di picche… è tutto molto piu contenuto! perche, via casaregis con la neve, non so, sembra un po’ … il greenwich village?! ;D

  • marco
    dicembre 28, 2010

    Ottime riflessioni: Luoghi comuni locali e isteria collettiva!!!
    Anch’io sono dell’idea che la comunità genovese è prossima al morbo degli zombi mangia cervello 😉
    Aspettiamo….

  • Giovanni
    dicembre 28, 2010

    @ Isa: La signora anziana che scende al “due di picche” sei tu immagino… 🙂

    @ Marco: Quando ci vediamo Luce? 🙂

  • marco
    dicembre 29, 2010

    Come ben sai, siamo vicini di city, tanto vicini che potremmo addirittura stendere una piccola teleferica tra le nostre finestre 🙂
    Vederci a pranzo è un’idea? Fammi sapere.
    Ciao

  • isabella
    dicembre 30, 2010

    giac… Prrrr!!!! 🙂

  • Giovanni
    dicembre 30, 2010

    @ Marco: rientro il 3, se hai lo stesso numero di tel di prima ci sentiamo nei prossimi giorni…

    @ Isa: dovresti accettare la tua vecchiaia con più serenità… 🙂

  • Galliolus
    gennaio 17, 2011

    Io la odio, la neve…

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