Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè…

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Uno dei tanti “altrove” che come montagne incantate galleggiano nei cieli di una dimensione “altra” delle’esistenza non può essere che la Detroit di Fred Bongusto, la Lola e una canzone che fa “Chinatown”… Un mondo di appetiti robusti ricordati con nostalgia dal narratore nella canzone. Sentii questa canzone per la prima volta che ero piccolissimo, in un motel sull’auostrada dove con i miei genitori ci rifugiammo per scampare da una bufera di neve e passare la notte. Io, probabilmente eccitato da tutto quel trambusto, non riuscivo a prendere sonno così mia madre mi portò al bar del motel sperando che la distrazione mi tranquillizzasse. I motel di allora erano l’espressione di una modernità esplosiva, le luci e le vetrine del bar scintillavano come l’interno di un’astronave aliena e le luci dell’autostrada, i fari delle auto che passavano sotto la fitta nevicata portavano lontani con l’immaginazione e la fantasia. Fu in quei momenti che sentii per la prima volta la canzone di Fred Bongusto sulle note irradiate in filo diffusione in quel bar e fui avvolto dalla MODERNITA’, quel sapore indefinibile di una realtà perfetta e di luoghi e persone misteriose, Detroit, Lola e Chianatown dove avevo la sensazione che tuti quelli che vedevo lì intorno, automobilisti infreddoliti e inservienti del motel in divisa ci fossero diretti. Poi accadde un episodio bellissimo, apparve nel bar una donna, gradevole nell’aspetto, bionda, sensuale diciamo, anche se a 4 anni è difficile stabilire i termini ma aveva un bel volto molto dolce. Un uomo la avvicinò, si salutarono e lui disse “Ciao, Lola”… Rimasi sbigottito, senza pormi alcun dubbio collegai immediatamente la donna della canzone a quella donna lì davanti a me fissandola incredulo… Era lì davanti ai miei occhi…. Avrebbe cantato “Chinatown”? Le si voltò verso di me e sorridendomi mi salutò. Come si può fare a un bambino di 4 anni. Arrossii di brutto. Diverso tempo dopo realizzai che non era ESATTAMENTE lei, ma non importa….

6 Comments
  • isabella
    dicembre 4, 2010

    accidenti! 🙂 niente presa per i fondelli. è un gran bel ricordo. di quelli da conservare nella bacinella di silente. o in un racconto di natale di dickens 🙂 mi sono ritrovata con il naso spiaccicato contro la vetrina di quel motel 😉

  • Giovanni
    dicembre 4, 2010

    Beh, magari Dickens avrà avuto un sussulto nella tomba al tuo paragone, quell’atmosfera era molto bella e calda anche per la presenza di mia madre… E poi quell’assurda mia convinzione, una specie di associazione automtica e cristallizzata di cui mi resi conto dopo diverso tempo… 🙂

  • isabella
    dicembre 4, 2010

    ma in fondo, scusa, chi lo dice che quella lola non fosse proprio “quella” lola?
    nel mio mondo parallelo appena sei salito in camera Lei ha cominciato a cantare chinatown 🙂 e tua madre, che si è voltata un instante prima di chiudere la porta… ne ha sentito l’attacco! ha provato a raccontartelo… ma tu ti eri già addormentato con la papalina in testa… la stessa che usi ora quando a New Foce la colonnina di mercurio scende sotto lo zero e fa ghiacciare l’acqua nelle fontanelle! 😉

  • Giovanni
    dicembre 4, 2010

    Si chiama “cappellino di lana” non “papalina”!!!!
    🙂 Per la precisione mia madre mi disse qualcosa tipo “Saluta la signora, hai sentito che ti ha detto ciao?” Ovviamente avevo sentito benissimo ma la situazione mi aveva preso in contropiede… Poi non so, ma nel TUO mondo parallelo può benissimo essere andata così, che male c’è? 🙂

  • isabella
    dicembre 5, 2010

    papalina, a me, sembra molto piu bellissimo come termine! 🙂 in tutti e due i miei mondi!

  • Giovanni
    dicembre 5, 2010

    E vabbè chiamala “papalina”, intanto credo che opterò per un altro copricapo quest’anno… 🙂

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