Moana, la diva futura

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L’immagine della bionda pornostar mi è venuta in mente sotto forma di paradosso in questi giorni, sopraffatto dalle vicende, non dissimili dalle trame dei suoi film, che interessano la vita pubblica e politica del paese. E’ difficile, in effetti, che ti possa venire in mente una poesia di Emily Dickinson a sentire certi discorsi. Moana, invece sì, è plausibile. Pensavo che a differenza di tante ragazze passate come “vergini al drago” dal lettone di Putin a qualche comparsata tv, lei fece il processo inverso, passò da abominevoli filmetti al lettone dei grandi persomaggi della politica italiana tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90. Ascoltando e leggendo certe torride descrizioni di questi giorni ho come la sensazione che tra la “Diva futura” e quei “quadretti” ci sia un rapporto. Ma facciamo un passo indietro. Moana e le altre erano attrici di un mondo “ghettizzato”, estremamente popolare ma ben confinato nel recinto dell’immaginario pornografico del maschio italiano. Ad suo uso e consumo di quest’ultimo ma ben separato dalla realtà. Almeno apparentemente. Moana, assai più di Ilona Staller, con una forza e un’astuzia non comuni ebbe la capacità di “incarnarsi”, diventare una figura reale e di prendere posesso della scena nella vita rimanendo se stessa, cioè il personaggio dei suoi film. Un po’ come nella “rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen, ma lei non si limitò ad uscire da un piccolo cinematografo di periferia. I protagonisti del mondo politico e non, furono messi in fila e giudicati dal suo particolare punto di vista. Ma non solo. Lei sdoganò la parola “porno” e si fece amare da un pubblico assai più vasto e eterogeneo di quello che la seguiva nei suoi filmetti. E aprì una strada. Eliminò misteriosamente delle barriere. E’ inquietante l’idea che le rappresentazioni dei film di Moana siano passati nella concretezza dello spazio reale, con tutte le assurde grottesche oscenità che le caratterizzavano, e che quei film giudicati meno di zero (direi a ragione) si rivelano oggi assai più profetici dei film di Tarkowsky. Sarà anche che il potere politico italiano più di altri e per ovvii motivi ha più rapporti con il mondo della rappresentazione, il “proprietario” dell’Italia è un imprenditore televisivo, ma l’attrazione che hanno gli italiani verso la rappresentazione spettacolare è qualcosa di non comune. Una malattia. Quello che passa da lì è Vangelo. Moana emancipò Moana ma sembra anche la plausibilità che nella realtà i rapporti e codici che ci regolano possano essere grevi e rozzi come in un film porno. Forse è per questo che oggi in Italia, invece di indignarsi la gente cambia semplicemente il canale tv.

2 Comments
  • Monica
    gennaio 23, 2011

    Il ragionamento non fa una grinza. Certamente, tra Moana e Ruby c’è di mezzo l’oceano… Praticamente un mare di m…

  • Giovanni
    gennaio 23, 2011

    Sì, i personaggi reali di oggi sono anonimi come le attrricette pre Moana… Il rovesciamento è stato questo direi, nonostante la platea mediatica li renda famosi…

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