Ricomincio da capo

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“Ricomincio da capo” è un film di quasi una ventina di anni fa, con Bill Murray e Andie Mc Dowell. Una commedia che passò quasi inosservata, che sembrava realizzata giusto nei ritagli di tempo dei due attori all’epoca in grande spolvero. In realtà, a mio parere, è uno dei film più belli e poeticamente riusciti degli ultimi vent’anni. Che poi la storia parli di un giornalista televisivo di una emittente locale americana inviato in un paesino per l’annuale sagra della marmotta, ha aiutato la mia immedesimazione, ma non è centrale. Il punto è che per una convenzione poetica il regista immagina un assurdo temporale, ovvero che quel giornalista lì rimanga fissato nel tempo di quella giornata che riprende ogni mattina all’infinito e lui è costretto ogni giorno a rivivere sempre la stessa giornata.
La riflessione che arriva dopo poco è che, sebben le nostre giornate non siano tutte uguali al punto tale da essere costretti a rivivere le identiche cose, a distanza di qualche mese (settimana?) è diffcile distinguerle una dall’altra. Il punto della storia qual’è? E’ che questa maledizione finirà quando il giornalista riuscirà a comprendere il senso, o forse anche solo intravvederlo… Quale? Non lo dico per chi non avesse visto il film, la mia riflessione è che le sensazioni vissute dal protagonista sono assai simili all’impasto magamatico di “vissuto” che mi accompagna spesso e in qualche modo si comprende dopo un po’ di tempo che la fretta che ci anima per arrivare da qualche parte è inutile, che non si arriva da nessuna parte pur correndo, e la smania di scoprire, svelare, capire e comprendere non arricchisce ma spesso impoverisce la vita quotidiana. Forse, alle volte e ultimamente molto spesso è “bello” non sapere, paradossalmente è l’unica condizione che abbiamo per essere un po’ più giovani e accompagnati da quel “mistero” che un bel po’ di tempo fa rendeva tutto molto più interessante.

7 Comments
  • susanna
    gennaio 21, 2011

    Bisogna chiamare Mistero soltanto ciò che fa ritenere che qualcuno mantenga qualcosa allo stato di segreto, − rifiuto di dire, di spiegare, di rivelare −. ma non bisogna designare con questo nome quel che è nascosto soltanto perché manchiamo dei mezzi per conoscerlo o concepirlo − la luce, e quel che essa mostra, non è un mistero per il nato cieco.

    Paul Valéry

  • Giovanni
    gennaio 23, 2011

    Non volevo mettermi a discutere con Valery 🙂 con questo post però al di là della M maiuscola o minuscola, mi piace pensare che il signficato della relatà sia qualcosa di più di quello che è per definizione eil più delle volte ci sfugga.

  • susanna
    gennaio 23, 2011

    Se fossimo più attenti probabilmente non sfuggirebbe…:-)

  • Giovanni
    gennaio 27, 2011

    Alle volte non è solo un problema della vista e di attenzione… Se qualcosa sfugge ha un qualcosa di poetico in sè, può essere che prenderlo, possederlo, appropriarsene si può rischiare di vederlo svanire… 🙂

  • susanna
    gennaio 28, 2011

    Può essere tutto…… ma sostanzialmente la fantasia per sopravvivere ha bisogno di un pizzico di realtà altrimenti è pura utopia….poi per carità ognuno vive dove vuole, la sindrome di Peter Pan tocca tutti da vicino ma l’isola che non c’è è bella perchè permette sovente la fuga dalla realtà non può essere la fuga stessa….ma come detto ognuno la proria non realtà la gestisce come meglio crede.Io preferisco l’alternanza solo ed esclusivamente perchè quando torno sull’isola che non c’è l’apprezzo di più…se ci vivessi la darei per scontata e la spoglierei di tutta la sua poesia……e preferisco possedere anche solo per tre nanosecondi qualcosa piuttosto che segarmi il cervello pensando di farlo ma rimanendo ferma….tutto comporta un inizio,una fine o una continuità il rischio è una componente essenziale della vita….può non valere la candela o forse sì…l’importante,come detto in altra sede, è osare……:-)))))

  • Giovanni
    febbraio 26, 2011

    Più che osare direi provare, ma come capita al malcapitato protagonista del film, può capitare di ritrovarsi a vivere la stessa giornata perchè la soluzione non era quella giusta. Il punto credo non sia avere fretta di uscire quanto comprendere quanto sia esteso il fenomeno di “replica” che, sospetto, sia estesissimo e assolutamente sensibile ai tentativi di fuga. Dopodichè credo che sia di tutti il desiderio di un’autenticità della propria vita e la voglia di accedere a quel “mistero” (che ti piaccia o meno la parola a te o a Valery) …:-)

  • susanna
    febbraio 27, 2011

    La replica c’è dove c’è un persistere di un comportamento spesso nella vita si ripresentano situazioni che abbiamo già vissuto o magari ci si relaziona sempre con la stessa tipologia di persone che poi si rivelano sbagliate per noi e la nostra vita…se non ci cambia atteggiamento c’è il ricomincio da capo…le cose debbono necessariamente essere viste da più punti diversi se c’è una persistenza nell’atteggiamento non può esserci nemmeno una lamentela…ma in fondo molte persone si trovano bene nelle medesime situazioni..sono un pò il porticciolo sicuro…le novità sono per pochi anche perchè comportano dei rischi ed è ampiamento dimostrato che raramente ci si espone e ci si assume la respobsabilità anche di un possibile fallimento…c’è a chi piace vincere facile e a chi no…c’è chi ama la staticità e chi no….chi ama i misteri e chi la chiarezza…alla fine il mondo è bello perchè vario,variegato,mantecato ma anche avariato….:-)

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