Bei tempi

C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico nella vitoria di Vecchioni al festival. Nei giorni scorsi ascoltavo dei colleghi giovani molto più giovani di me che ne parlavano entuasiasti. Ho avuto un attimo di incertezza, mi sono sorpreso in un primo momento ad avere la tentazione di intervenire stile “Eh che cazzo, buongiorno, adesso scopriamo Vecchioni… ” poi mi sono fermato ad ascoltare, anche grazie alla focaccia calda appena arrivata nel bar che mi ha riempito la bocca della sua calda soffice e provvidenziale fragranza… Sapevano quasi a memoria le parole della canzone che io avevo distrattamente ascoltato, così ho lasciato che continuassera senza la mia “dotta” intrusione e mi sono mangiato la focaccia. E sono stato sopraffatto dai ricordi. Estate 1980, un concerto di Vecchioni a due passi dalla riva del mare, volti che emergevano da lontano, “Samarcanda” cantata a squarciagola, Vecchioni che saluta dal palco, un’anguria mangiata in un chiosco appena fuori dall’arena del concerto. In effetti, Vecchioni non era il mio cantautore preferito, c’era andato perchè c’era un amico che ci andava assieme a un altro e mi dice “dai vieni a vedere Vecchioni…” “E chi cazzo è Vecchioni…” Poi alla fine ci andai con quel tanto di curiosità misto a eccitazione che si provava a vedere in carne e ossa i cantanti che sentivi alla radio o con i dischi. Poi c’era quella canzone che aveva il suo fascino, quel tipo che scappava dalla morte che lo rincorreva e incitava il cavallo (oh, oh cavallo, oh, oh). Poi c’era lei, c’è sempre una lei sfumata nei ricordi ma, ovviamente, c’era…
Nel frattempo ho finito il caffè e la focaccia e mi sono avviato all’uscita del bar, i miei colleghi giovani, giovani mi hanno visto e si sono avviati con me al lavoro. Uno dei due mi ha chiesto “Ehi, Gio ti piace la canzone di Vecchioni che ha vinto il festival?” e io “E chi cazzo è Vecchioni?”
p.s.
Una delle canzoni che mi sono piaciute di più di Vecchioni è “Bei tempi”. A risentirla mi sembra proprio che racconti di quel periodo in cui una sera in cui andai a sentire Vecchioni.
Bei TempiEra tanto tempo fa
poi è già poi
sul portone non c’è più lei
forse ho sognato
forse tutto si è già fermato
d’estate quando c’era il mare
e avevo voglia di guardare
Era tanto tempo fa
poi c’ero io
che pensavo vedrai domani
io che leggevo
e facevo discorsi strani
a Laura quando le dicevo
che il mondo è bello e ci credeva

Erano tempi erano bei tempi
erano tempi di parole che correvo che rompevo e che scappavo
e coi tuoi occhi ci giocavo

Erano tempi erano bei tempi
erano tempi di parole che correvano da sole
ed era veramente amore

Era tanto tempo fa
io con la radio
e mio padre con il giornale
io con l’esame
e che parlo con il mio cane
però d’estate c’era il sole e avevo voglia di scappare.

Era tanto tanto tempo fa
io con la radio
e mio padre con il giornale
io con l’esame
e che parlo con il mio cane
però d’estate c’era il sole
e avevo voglia di scappare

Era tanto tanto tempo fa
io, io con voi
quando non dormivamo mai
e quante sere
a parlarci del primo amore
e Laura che mi sorrideva
e Laura che non ritornava

Erano tempi erano bei tempi
erano tempi di parole che correvo che rompevo e che scappavo
e coi tuoi occhi ci giocavo

Erano tempi erano bei tempi
erano tempi di parole che correvano da sole
ed era veramente amore.

» Livingstone «
(Freulein darf ich mit sie glukich sein?)
(Signorina posso essere felice con lei?)
Lo so
può succedere a tutti
di passare un’estate a Riccione
però
lui non era previsto
col costume da bagno arancione

E corre
col pallone di gomma
ma lo sa che è in età da marito
e in fondo
basterebbe una donna
per dimenticare un amico

Che brutta gente senza cuore
che brutta gente senza onore
che poi ti passa anche la voglia di cantare
gente che è meglio non sapere
gente che è meglio non vedere
meriterebbe di soffrire per amore
ma di un amore quello vero
ma di un amore quello che

È lei
con quegli occhi sinceri
che gli stira camicie e pensieri
gli brucia
la sua vena migliore
e lui ride beato d’amore
ed io non riesco a dormire
e ogni notte lo sento cantare

Copyright Roberto Vecchioni

2 Comments
  • Lissia
    aprile 8, 2011

    Sai cosa penso? Che “i tempi di parole che corrono da sole” resistano.
    Sono una di quelle che, a quarant’anni, ancora crede che il buon umore sia un talento e invecchiare non sia un dovere. Esausta dei disillusi, intollerante dei cinici, disgustata dai pessimisti, tutta gente che ha scelto la via strasemplice.
    Non è un caso che quelli come il Professore, i prof. veri da mille e cinque al mese se li sfiorano, abbiano scelto di vivere tra i ragazzi, la parte migliore del pianeta. Per un piatto di lenticchie, bada bene. E se sono fortunati, i prof., ragazzi lo restano.
    Non è un caso che tutti i genii inventino l’impossibile fino a i venticinque e il dopo sia solo una rivisitazione in salse delle precedenti illuminazioni. I ragazzi sono i genii, e non va da sé, va ricordato. O si ricorda fin troppo bene.
    Gli adulti che decidono di restare tali, graziati dalla fantasia, in genere hanno buone notizie per il mondo: stare su questo pianeta, checché se ne dica, è una gran giostra (per quelli che se ne fossero dimenticati, che, alla fine della fiera, è un po’ peggio per loro).
    Auguri a quei poveracci che dicono che tutto si compra e l’amore non esiste.
    Si ascoltassero un po’ di buona musica, o cattiva, o quel che gli pare, oltre ai cori da stadio. Che magari gli scappa una cantatina sotto la doccia e ci guadagnano in endorfine.

  • Giovanni
    aprile 9, 2011

    In “The road” di Cormack Mc Carthy, il padre rispondendo al figlio turbato dalla crudeltà di un mondo sconvolto dai disastri ambientali e dalla violenza dice una frase “I buoni ci provano sempre” ovvero, la bontà d’animo, il voler bene a qualcosa ma direi ancora di più la voglia di vivere e sperare in qualcosa di meglio ti costringe sempre a provare strade diverse, a tentare di migliorare le cose, a dire sì alle richieste d’aiuto e così via. Penso che sia questo essere “giovani” mentre essere “vecchi” è non credere che le cose possano cambiare, migliorare, prendere quella piega che è capace di renderci felici a prescindere da tutto e tutti, e che si debbano accettare le cose per quelle che sono, girandole, magari, alla propria convenienza. Per dire che ci sono “vecchi” a vent’anni e “giovani” a settanta. Mi piace pensare di essere in questa categoria, almeno ci provo… 🙂

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