Il comandante Mark

di 2 No tags Permalink 0

Ho sempre avutuo un istinto sin da piccolo, quello di ricomporre il passato di ripristinare un’unità che si era perduta una sorta di “sindrome di Parsifal” dove con accanimento mi impegnavo a rimettere insieme cocci di amicizie frantumate, pezzi mancanti di collezioni di soldatini, figurine, e fumetti. Poi col tempo i casini sono diventati innumerevoli, i disastri immani e ho capito che non si poteva ricomporre all’infinito tutto ciò che mi capitava fra le mani. La prima copia che acquistai in edicola del comandante Mark era il numero 13 intitolato “Allarme al forte” e avevo 7 anni. Il fumetto mi piacque e quando mi accorsi che esistevano dodici albi precedenti feci il diavolo a quattro per ritrovarli tutti e nel giro di pochi mesi ero un’esegeta di tutto il nord Ameirca, della Guerra d’Indipendenza, di tutte le tribù pellerossa dei grandi laghi e del comandante Mark . Il comandante Mark era il mio preferito aanche se Tex e Zagor avevano dei numeri. Adoravo quel non essere propriamente un western classico anche se i temi c’erano tutti m le armi un po’ più antiche, i fucili a pietra focaia e con la lunga canna, le spade ancora presenti nei duelli, l’atmosfera da “Ultimo dei Mohicani” che si respirava. E poi gli ambienti, non il generico Texas già sviscerato dal cinema e dalla tv, ma le montagne del nord America le foreste di abeti e le tribù deglu Uroni e degli Irochesi feroci ma con un fascino europeo, eleganti con le loro giacche di pelle e l’accento francese. Mark non era il massimo dell’ironia ma compensava con il divertentissimo Gufo Triste vero filosofo pessimista del gruppo insieme a Mister Bluff, contraltare gioviale e ottimista e a Flok, un cane bruttissimo adottato da Mister Bluff dedicato solo a mordere il deretano di Gufo Triste e a rubargli la dose di manicaretti cucinati da Betty. Betty, la fidanzata del comandante Mark, ma si sposeranno alla fine della guerra e della collana, era un mistero: un corpo di femmina giovane e piacente che si esprimeva come Nonna Papera e l’unico bacio che Mark diede a una donna, giornalisticamente rilevabile in quanto fotografato da un quadretto dei fumetti (presumo che lo facesse anche con Betty ma non ricordo una scena in tal senso e una rilettura “boccaccesca” delle notti a Forte Ontario non mi affascina anche se tante sono le domande affiorate nel tempo) fu con una specie di Mata Hari degli inglesi nell’albo “La vedova Nera”. Con Mark finì quando andai alle medie, abbandonato per il più dissacrante “Alan Ford” ma da qualche parte dentro di me è rimasto Forte Ontario, la casa protetta da una robusta palizzata, da sentinelle e cannoni, nel bel mezzo di un lago circondato da abeti ricoperti di neve, insieme agli amici, eterni e fedeli, di una personalissima e felice arcadia.

2 Comments
  • marco
    marzo 24, 2011

    I fumetti sono un cardine della mia formazione, li vesto tuttora, non saprei da dove cominciare.

    Le storie e i personaggi, ebbero un’influenza tale da scalzare spesso il ruolo formativo del focolare domestico o dei giorni tra i banchi di scuola.

    Col passare degli anni, ho assimilato altri medium comunicativi, colmi di storie ed esperienze simulate, ma hanno anche gonfianto la bolla impenetrabile del mio mondo.

    Per fortuna, durante la tarda adolescenza, gli ormoni si sono lamentati e mi hanno obbligato a dedicarmi ad altro. Sono sceso a patti con loro: li coccolo, demolisco ogni possibile infiltrazione di atteggiamento nerd e loro mi fanno leggere ancora fumetti, tanti fumetti 😉

  • Giovanni
    marzo 25, 2011

    Io ho avuto un sussulto con Dylan Dog nei primi anni 90 dopo diversi anni che non leggevo fumetti e mi appassionai anche a Martyn Mystere e Nathan Never poi, pian piano, sono ritornato a non leggerli più… Per quelli che hanno la nostra età, anno più anno meno sono stati fondamentali alemno quanto la playstation per i ragazzini degli anni 90 e 2000…:-)

Rispondi