La farinata

Quando si va via da un posto, da una città, dalla città dove sei nato, poco importa se è distante centinaia di chilometri o raggiungibile con mezz’ora di treno, è che quando ci ritorni hai sempre, per un attimo come di sfuggita, l’idea di essere tornato a casa. La sensazione è singolare perché non è più quella casa tua ma tutto, anche l’aria che respiri riconosci, i rumori e la luce di quei luoghi a quella determinata ora e le sensazioni arrivano quasi a sussurrarti all’orecchio voci che non ci sono più, istanti persi nel tempo. Ma non basta, perché ci sono posti in quei luoghi dove tutto questo è accelerato all’ennesima potenza e quando mi trovo a Savona davanti alla “farinata” in via Pia, guardando nel forno fiammeggiante aperto nel muro, al calore non solo ci si toglie in fretta e furia il cappotto ma i ricordi come fiori esposti a un sole caldo e protettivo si aprono un dietro all’altro. La farinata, per chi non è ligure, è un cibo “povero” che si ottiene dalla farina di ceci o grano, acqua, sale e olio di oliva cotti in rotonde teglie di metallo dentro a profondi forni a legna. Si ottiene una “torta” sottile dall’aspetto dorato che viene servita calda nello stesso locale o venduta ai clienti che la portano a casa. Il primo “fainotto” che ho frequentato non è stato quello di via Pia attivo ancora oggi ma uno più piccolo in una traversa di via Sormano. Il locale era piccolo e oltre al grande bancone in cui venivano posati dischi roventi delle teglie con la farinata fumante, c’erano solo pochi tavoli. Il il fumo aveva annerito i muri, e l’aria era satura di odore di legna bruciata. Gestivano quel posto marito e moglie già in là con gli anni, lei nonostante l’aria austera e poco affabile era quella che gestiva i rapporti con i clienti perché lui sembrava veramente un diavolo in perenne lotta con le fiamme dell’inferno, nero di fumo e unto sino al midollo, maneggiando la lunga asta di metallo con cui estraeva le teglie dal forno sembrava sempre in lotta con i demoni pronti a traboccare fuori dal forno. Si beccavano in continuazione lui e sua moglie, il loro borbottio in dialetto accompagnava l’attesa della cottura e lui innervosito dai rimbrotti di lei agitava sempre più nervosamente l’asta di metallo facendola roteare, alle volte, a pochi centimetri dal volto dei clienti. Alle volte estraeva con tanta foga le teglie dal forno che queste planavano sul bancone e scivolavano pericolosamente verso chi aspettava fermandosi miracolosamente all’ultimo millimetro. Ancora adesso a decenni di distanza ripenso alla farinata come alla ragione oggettiva del fare festa, alla capacità misteriosa di infondere un sorriso e di strappare all’ordinarietà della vita quotidiana un sussulto di allegria. Quando il momento era critico, nulla di drammatico, come poteva essere un ritardo o un contrattempo che aveva ostacolato il normale svolgersi della giornata mia madre gettava il jolly “Stasera mangiamo la farinata” e la realtà si apriva a quel cerimoniale d’altri tempi, al mondo antico del fuoco a legna e dei rimbrotti. Tanto che “Stasera mangiamo la farinata” vorrei fosse la formula magica per far riapparire tutti quei volti che non ci sono più, sorridere ancora una volta insieme, mentre nella sala risuona per l’ennesima volta quella voce femminile che impreca “Belinuuun!”

3 Comments
  • isabella
    marzo 12, 2011

    🙂 aggiungo che la farinata bianca di via pia è una meditazione dell’anima. unica, perche non esiste in nessun altro posto al mondo. via pia è un posto particolare, l’apoteosi della ristorazione ligure. non puoi prenotare al telefono, devi andarci fisicamente, farti vedere in faccia, e fare di persona la prenotazione, dimostrando la piu grande determinazione. diversamente, ti rassegni a fare una coda ordinata e chilometrica. solo una volta mi è capitato di riuscire a prenotare in modo diverso… siete liberi di crederci o no, ma io ho mandato un telegramma per prenotare un tavolo per dieci genovesi in trasferta 🙂 magie che solo in liguria posso accadere.

  • Giovanni
    marzo 12, 2011

    E’ vero, per una volta mi tocca darti ragione, e la farinata di grano è la mia preferita… 🙂

  • monica
    marzo 13, 2011

    polenta e spezzatino oppure patate e stracchino….quando non si aveva soldi e riassapori pian pianino le origini della mamma (valsugana) la polenta era il suo essere vicino alle origini e la festa per noi ! ma in fondo … anche nel cibo riassapori un abbraccio !!!

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