Liz, occhi viola

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Una diva nella vita più che nei film. A Liz Taylor dobbiamo soprattutto l’emancipazione nella vita reale di matrimoni a ripetizione, crisi di nervi della forza di una bomba termonucleare e che i ricoveri disintossicanti da alcool ed esaurimenti nervosi fossero sull’ordine di un week end a Rimini d’estate. Dopo di lei tutto questo è diventato normale. Un’icona della modernità. Nella “Gatta sul tetto che scotta” bellissima nel più sexy cambio di calze che la storia ricordi.

2 Comments
  • Lissia
    marzo 27, 2011

    La liturgia dei rapporti a due è un universo. Specie quella conflittuale. L’amore declinato dal tempo ha tutte le forme della follia, brutalità inspiegabili. Liz ne sapeva qualcosa.
    Brick come Burton, il sanguigno di pelle dura e anima arsa incapace di idealismi, Maggie come Liz, la gatta fuori controllo nella sua furiosa incoerenza d’amore, entrambi esausti e prigionieri. Lei la sensualità porpora, lui graniticamente fragile, la dialettica erotica maschio-femmina, lo spietato gioco dei ruoli, il passato che spara alle spalle, le promesse nate malate, la ruvida vita. Una coppia, Maggie-Liz / Brick-Burton, legata da un rapporto di sangue come quello sessuale, al quale non possono sfuggire e che li rende carnefice e vittima. L’incalzare violento del dialogo nel film come nella vita è materia calda che non può fare a meno del corpo, dell’incontro/scontro dei due corpi di Brick-Burton e Maggie-Liz. Brick che zoppica, Maggie che non riesce a dargli un figlio e il terzo incomodo: famiglia, società, padre padrone, passato o come ci pare, non è necessario l’amante per diroccare una coppia. Nel “La gatta..”, come nella vita, sta tutto in una stanza da letto, luogo della passione originaria e del rifiuto. Il letto, il non-luogo per eccellenza, crocevia di corpi, di legami all’ultimo sangue, l’incontro estremo e mai risolutivo.
    Il messaggio è scivoloso: la sconfitta di un matrimonio per Maggie-Liz-noitutte non smette di bruciare. Molto Tenesse Williams: gli uomini travolti e il destino che sovrasta la fragile volontà umana.

  • Giovanni
    marzo 27, 2011

    Ne “La gatta sul tetto che scotta” ci sono molti elementi per capire il nostro presente e le drammatiche accelerazioni per ritrovare quello che si ritiene irrimediabilmente perduto ma che probabilmente non è mai esistito. Come dici giustamente tu, quella camera da letto è l’anti materia del rapporto così come arcaicamente e idillicamente siamo indotti a immaginarlo. Williams ci dice (ma sono più i non si dice nel film) che la realtà è assai più complessa di quella che vogliamo immaginarci e che l’idillio può essere la forma più violenta di oppressione. “E’ ciò che non è” e lo spettro dell’alterità assoluta e indicibile (l’omosessualità di Brick ma anche molto di più) attraversa tutto il film rendendo fragili e vacue anche la passione e la sensualità della “gatta” selvaggiamente e ostinantamente decisa a riconquistare il suo uomo è una straordinaria forma di impotenza della nostra ricerca disperata verso una concretezza sempre più lontana e forse solo immaginata.

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