Il 25 aprile di domani

di 2 No tags Permalink 0

Ogni riflessione sul 25 aprile deve partire da ciò che significò essenzialmente per gli italiani, ovvero la liberazione dall’esercito occupante nazista e dalla dittatura fascista che per più di vent’anni aveva dominato l’Italia, prima arrivando al potere con la violenza e un vero e proprio colpo di stato, poi portando il paese verso una devastante rovina economica, intellettuale e sociale. Per arrivare a questo risultato svariate migliaia di italiani persero la vita, chi coinvolto inconsapevolmente nella voragine della guerra chi, invece, battendosi coraggiosamente contro quel potere perchè per sè e per le generazioni future si aspettava qualcosa di meglio che guerra, discriminazioni razziali e politiche, campi di concentramento e terrore.
Resta da riflettere se la nostra Costituzione, la Carta che sancì quella libertà e la definì con parametri rigorosi e capillari sia stato il capitolo definitivo della nostra storia. Sino a qualche anno fa pensavo proprio di sì, ma oggi ne sono meno convinto. Mi domando per quale misterioso travaso, l’animo “oscuro” delle persone che decisero consapevolmente con tutte le loro forze di abbracciare la causa del fascismo, le aberranti convinzioni che lo sostenevano (la violenza e la sopraffazione come principio fondante delle relazioni umane, le discriminazioni razziali e politiche) siano arrivate sino a noi, perchè oltre ai mille segnali di intolleranza ai festeggiamenti del 25 aprile che sembrano arrivare da un mostro che si sta risvegliando da un sonno letargico, i manifesti apparsi a Roma, come in un libro di Stephen King, dicono chiaramente una cosa. Sono tornati. Se non in carne e ossa nello spirito irridente e sprezzante, in una manifestazione “spettacolare” che solo l’ignavia, l’indifferenza e l’ignoranza di quest’epoca non può prendere sul serio. Dissimuleranno ancora per un po’, parleranno ancora di democrazia e libertà di pensiero, di confronto, nello spregiudicato paradosso che permette loro di abusare di quel principio volterriano su cui, i loro archetipi, costringevano gli avversari politici a defecare dopo averli riempiti di olio di ricino. Ma ci sono. Misteriosamente rieccoli. Il 25 aprile di quest’anno ci parla di una liberazione prossima, non da qualcosa di definitivamente scomparso ma da un fantasma che sembra riprendere forma, forse proprio perchè l’esercizio del ricordo non è stato corretto e un memorialismo retorico e roboante ha spesso travisato il punto, ovvero che la libertà tra gli umani non è un principio scontato ma una pratica da riassimilare in continuazione. Festeggiate bene domani, non è detto che sia per sempre.

2 Comments
  • Nicoletta
    aprile 26, 2011

    Ciao!!
    Sto guardando adesso il tuo speciale sul sito di primocanale…
    Complimenti molto bello!!

    ve lo linko qui:
    http://www.primocanale.it/speciali.php?id=20110426-resistenza-genova

  • Giovanni
    aprile 26, 2011

    Grazie Nic, ringrazio anche i tecnici che hanno collaborato con me nella preparazione di questo speciale: Francesco Righi, Giuseppe Piacenza, Marzio Cardellini.

Rispondi