2 Comments
  • Lissia
    aprile 17, 2011

    La maschera attrae e turba. E’ un gioco, ma è anche un simbolo. Dell’idea del doppio, dell’esistenza dell’inconscio, delle nostre ambiguità. Lo spettacolo, il grande ballo in maschera in cui le categorie della società saltano per fare spazio a quelle dell’immagine, lascia al risveglio orfani di realtà e forti di una nuova idea di sé. In vetrina l’uomo diventa simbolo di se stesso. Deve, da solo, imparare a interpretare il nuovo linguaggio dell’apparenza, ma anche ad affrontare la vita in solitudine. Imparare a vivere con i piedi nel proprio tempo, senza farne questione di qualità né giudicarlo, è un merito.

  • Giovanni
    aprile 20, 2011

    Si tratta di una trasformazione epocale che ci trasforma molto più di quello che riusciamo a renderci conto. Mi affascina il progressivo sostituirsi della realtà con un “feticcio” che è l’immagine della realtà stessa scomposta e destrtturata, liofilizzata. Mi affascina e mi preoccupa allo stesso tempo. Le mutazioni comportamentali cominciano ad essere evidenti ma sono talmente massificate da non riusrne più controllare gli effetti. La “realtà” come la chiamavano strtturalisti sta avend il sopravvento. Il fascino consiste nel comprendere tutto questo e sfuggirne godendo della realtà per quella che è.

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