Colombo

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E’ morto Peter Falk l’attore che diede il volto al tenente Colombo. Fu un personaggio che ebbe un successo strepitoso, colpiva la sua semplicità, il suo antieroismo che degradava quasi ai limiti di una goffaggine “fantozziana” lo rendeva simpatico quasi provocatorio se lo si paragonava ad altri personaggi del poliziesco tv americano, belli, atletici e performanti. Colombo no, già nel suo piccolo la struttura del telefilm era diversa: il telespettatore all’inizio veniva messo a conoscenza del mistero che il tenente avrebbe dovuto affrontare, veniva rappresentato il delitto e manifestata l’identità dell’assassino. Chi avrebbe seguito il telefilm si sarebbe introdotto non in un meccanismo di suspense ma in una vera e propria anatomia della realtà nel più puro spirito socratico “so di non sapere”. Perché il bello dei telefilm di Colombo era la demolizione ragionata, apparentemente casuale, ma illuminante della rappresentazione costruita dal killer per non lasciare indizi. E qui credo si perdesse molto del senso profondo e perché no ideologico, della filosofia di questi telefilm. Colombo arrivava a bordo di un’auto scassata (una Peugeot 403), posteggiava male, e scendeva portandosi appresso la borsa della spesa o, in alcuni casi, il cane (un Basset Hound) che doveva essere visitato dal veterinario. Gli ambienti dove si trovava a compiere le sue indagini, per contro erano lussuosi e esclusivi, i casi riguardavano sempre strette cerchie familiari di ricchi imprenditori o uomini d’affari, e il caso quando arrivava lui era già stato chiuso dalla polizia con l’arresto di un innocente (noi lo sapevamo, lui no). Colombo ha una moglie che non appare mai ma che ritorna sempre nei suoi discorsi e nelle sue riflessioni, un estremo richiamo alla realtà più quotidiana, alle vicissitudini domestiche più banali anche ad una routine sentimentale non particolarmente eccitante rispetto alle donne agli stili di vita che gravitano intorno luoghi del delitto. Colombo parte sconfitto, nel suo impaccio, nel suo desolante abbigliamento (sempre lo stesso impermeabile) nel suo stile dimesso. Ma è come un virus che si insinua nella (apparentemente) indistruttibile corazza del killer. Le domande di Colombo hanno due caratteristiche: cominciano con una frase del tipo: “caro signor x io nn ho capito bene, magari sbaglio ma…” oppure attraverso paragoni tra i limiti della sua vita privata e quelli lussuosi dei suoi avversari “Lei ha appena cambiato i pneumatici alla sua auto, ne aveva così bisogno? Anch’io dovrei farlo ma mia moglie dice che etc.”. Ho sempre pensato che Colombo fosse un personaggio troppo caratterizzato in questo senso ma ho cambiato idea, credo che Colombo alla fine rappresenti un messaggio di speranza in un mondo dove progressivamente i potenti possono fare quello che vogliono e ti possono far bere la loro versione dei fatti senza alcun problema. Che ci sia qualcuno o qualcosa, la realtà stessa che si ribellerà portando, infine, come faceva Colombo a rivelare il delitto nascosto grazie a un ragionamento sottile e universale, complesso ma semplice perché a disposizione di tutti coloro che ancora la realtà sono disposti a viverla e leggerla per quella che effettivamente è.

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