Alla ricerca del tempo perduto

Aprire una discussione su Proust può avere due effetti negativi opposti: uno, quello di apparire presuntuoso, è classica la frase “Ho letto tutto Proust”, l’altra di schiantarsi banalmente nel tentativo di affrontare un riferimento nella cultura mondiale, senza riuscire neppure a toccare la sostanza dell’immenso magma di significato che esce da quei libri.
Quindi, tanto per cominciare, io non ho letto tutti i libri della “Recherche” mi mancano gli ultimi tre. E credo che su questo punto si possa già dire qualcosa. L’opera di Proust NON si fa leggere, è antilettura va contro il principio moderno, progressista e infine consumistico (anche se ormai è difficile trovare qualcuno che legga un qualsiasi libro) che una qualsiasi cosa la prendi, la riduci alla tua portata, la fai tua e la butti via. La “Recherche” è immortale e irriducibile e l’approccio non può che essere quello non di “leggere” ma di cercare di trattenere il massimo di quello che circola all’interno dell’immenso racconto proustiano. Capirlo, appuntarlo, ricordarlo, fare propria una frase o un piccolo capitolo, una descrizione piuttosto che un personaggio. Così la “Recherche” liberante da ogni qualsiasi vincolo meccanicistico, quantitativo, accumulativo che generalmente determina la nostra vita impone a chi le si accosta . Già questo è un primo passo per il “ritrovamento” del tempo perduto. Il rovesciamento dei “canoni” riduttivi del tempo per costringersi ad apprendere la fenomenologia della rivelazione, L’epifania che irrompe nei sensi e nella memoria travolgendo lo schematismo dogmatico del quotidiano imposto dalle forme culturali vigenti, vuoi eccessivamente clericali, vuoi eccessivamente libertine. Un solo secondo puo’ valere un milione di anni se di quel secondo si è disposti a cogliere la terribile verità, se si è disposti ad accettare lo svelamento impietoso della nostra vita e della vanità del mondo. La “Recherche” è un modo per ricostruire il mondo, partendo dalla liberazione del tempo non più accumulato ma sprigionato nella sua potenzialità terribile di poterci rivelare secondo per secondo verità dolcissime e terribili. Quello che segue, anche nei successivi post, è il bellissimo documentario che realizzò Attilio Bertolucci proprio su Proust, un documento incredibile che contiene le testimonianze di chi conobbe lo scrittore.

5 Comments
  • Giovanni
    agosto 9, 2011

    Seconda parte: “Alla scoperta di Marcel Proust”

    http://www.youtube.com/user/n70gio?feature=mhee#p/f/6/HE51TmsEHY0

  • Giovanni
    agosto 9, 2011

    Terza parte: “Alla scoperta di marcel Proust”

    http://www.youtube.com/user/n70gio?feature=mhee#p/f/5/UlQdAGlMqBg

  • Giovanni
    agosto 10, 2011

    Quarta parte: “alla scoperta di Marcel Proust”

    http://www.youtube.com/user/n70gio?feature=mhee#p/f/4/vdlvQhT-Lnc

  • Giovanni
    agosto 10, 2011

    Quinta parte: “Alla scoperta di Marcel Proust”

    http://www.youtube.com/user/n70gio?feature=mhee#p/f/3/d2Z08tHMEFg

  • Giovanni
    ottobre 2, 2011

    I personaggi della “Recherche”

    ▪ il narratore (colui che dice “je”), assai raramente chiamato Marcel (da Albertine ne La prigioniera);
    ▪ la madre del narratore, che Odette dirà gli assomiglia;
    ▪ il padre del narratore, che lavora al ministero degli affari esteri e nonostante appaia poco ha figura onesta e generosa;
    ▪ la nonna del narratore, Bathilde, che ha un’importanza fondamentale nell’infanzia del narratore e che lo inizia alla lettura delle lettere di Madame de Sévigné;
    ▪ la zia Léonie, detta anche Octave, che vive quasi esclusivamente a letto e offre al narratore il tè con il famoso biscotto «madeleine», scatentante i ricordi; alla morte il narratore ne erediterà la fortuna;
    ▪ Françoise, cuoca della zia Léonie a Combray, poi a servizio della famiglia del narratore;
    ▪ Charles Swann, vicino invitato regolarmente a Combray, possiede la tenuta di Tansonville;
    ▪ Odette, poi Madame de Crécy, Madame de Swann e Madame de Fourcheville, già «cocotte», poi grande amore di Charles Swann;
    ▪ Gilberte, figlia di Charles e Odette Swann, amica del narratore, sposerà Robert de Saint-Loup, duca di Guermantes;
    ▪ Madame Verdurin, borghese ricca e ipocrita, «parvenue» che riunisce un «petit clan» nei suoi salotti, poi vedova, diverrà duchessa di Duras, poi principessa di Guermantes e verrà chiamata Sidonie;
    ▪ Monsieur Gustave Auguste Verdurin, suo marito, critico d’arte, rende martire Saniette, un archivista fedele alla famiglia;
    ▪ Albertine Simonet, una delle «fanciulle in fiore», di cui il narratore si innamora, pur sospettando che lei abbia relazioni strane con le sue amiche;
    ▪ Andrée, altra ragazza della banda di Balbec, il narratore la usa per ingelosire Albertine, ma non la ama; lei più tardi sposerà Octave, nipote dei Verdurin;
    ▪ Madame Bontemps, zia di Albertine che cerca di sbarazzarsi della nipote sperando che sposi il narratore;
    ▪ Barone di Charlus, personaggio ambiguo e pieno di enfasi che affascina per la sua complessità il narratore, il quale ne scoprirà il segreto: è omosessuale, masochista, e ha per amanti il proprietario di un bordello, Jupien, poi il violinista e suo segretario Morel, del quale è gelosissimo, infine un certo Maurice dal quale si fa frustare solo perché somiglia a Morel; il personaggio, pur non essendo del tutto ridicolo, ha spunti comici;
    ▪ Robert de Saint-Loup, nipote del barone di Charlus e del duca di Guermantes, sottoufficiale, amico del narratore, amante di Rachel, sposerà Gilberte, morirà al fronte;
    ▪ Mademoiselle de Saint-Loup, figlia di Robert e Gilberte, al quale il narratore paragona la propria giovinezza;
    ▪ Rachel, attrice e amante di Saint-Loup, al narratore non piace;
    ▪ Jupien, sarto, sorta di parassita che vive nel cortile di casa Villeparisis, e durante la guerra del 1914 ha un bordello;
    ▪ il marchese di Norpois, collega del padre del narratore, diplomatico vanitoso, amante della marchesa di Villeparisis;
    ▪ il duca di Guermantes, fratello di Charlus, opportunista, abbandona la moglie il giorno dopo il matrimonio;
    ▪ il principe di Guermantes, suo cugino, rovinato economicamente, sposerà Madame Verdurin in seconde nozze;
    ▪ Oriane di Guermantes, sposa del duca di Guermantes, per la quale il narratore prova un’infatuazione destinata a disilludersi quando ne scoprirà l’ipocrisia; il personaggio è ispirato da Mme Straus e dalla Contessa de Greffulhe;
    ▪ la marchesa Madeleine de Villeparisis, zia dei Guermantes e del barone di Charlus, vecchia aristocratica decaduta e «blasée»
    ▪ Bergotte, incarnazione dello scrittore di successo, «habitué» di salotti parigini, nonostante la malattia che lo porterà progressivamente a morire davanti a un quadro di Vermeer. Si dice ispirato in parte ad Anatole France;
    ▪ Elstir, pittore moderno che frequenta i Verdurin, e il cui «atelier» verrà visitato dal narratore. I critici davanti alla descrizione delle sue opere l’hanno paragonato a Whistler, Turner, Monet, Chardin, Renoir e Manet;
    ▪ Vinteuil, musicista, insegnante di pianoforte, soffre per il comportamento apertamente omosessuale della figlia; in parte ispirato a César Franck e a Gabriel Fauré;
    ▪ Berma, attrice famosa e ammirata da Norpois e da Bergotte, anche il narratore ne resta colpito, vedendo una rappresentazione della Fedra;
    ▪ Albert Bloch, studente ebreo amico del narratore che lo introdurrà alla letteratura e ai bordelli, poi giudicato troppo snob;
    ▪ docteur Cottard, medico, fedele ai Verdurin, ingenuo;
    ▪ Brichot, professore della Sorbonne, appassionato di etimologia, morfinomane;
    ▪ Céleste Albaret, cameriera al Grand Hôtel di Balbec, porta il nome della vera cameriera di Proust.

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