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Domenica scorsa era l’11 settembre. E era impossibile parlare dell’11 settembre. L’11 settembre del 2001, intendo, quello dell’attacco alle torri gemelle, per intenderci. Casomai non fosse chiaro. Ovunque si parlava dell’11 settembre, una crisi isterica collettiva, compulsiva, inarrestabile. Sono riuscito a leggere e ascoltare solo una minima parte del profluvio inarrestabile di parole e pensieri, giuro, che in viaggio in una stradina del Salento sotto un sole cocente e una temperatura che superava i 40 gradi ho sentito che ne parlavano anche alla radio nel corso di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Credevo fosse un’allucinazione dovuta al caldo, invece era proprio vero, ne parlavano anche a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Lo posso dire solo dopo una settimana che ci ho rimuginato sopra tanto che, nel frattempo, la retorica nazionale ha trovato un altro tormentone, “la patonza”, in cui esercitare l’irrefrenabile pulsione a sparare cazzate, e così posso dirlo con una certa ponderatezza di giudizio: io di tutto quello che si è detto dell’11 settembre non ho condiviso nulla. Premetto, per quello che conta o vale, ho la massima pietà e compassione per quelle migliaia di poveracci che hanno perso la vita quel giorno, ma ho la netta sensazione che a dieci anni da quel giorno non solo il mondo è precipitato in un’epoca di pessimismo e di paura ma che non sia stato pensato, capito , fatto nulla per evitare che accadesse nuovamente. Anzi. E’ persino un po’ triste pensare che tutti non riescano a sottrarsi alla visione sommaria, più che semplicistica della “lotta al terrorismo” e che alla fine (per noi italiani dovrebbe, ma dico dovrebbe, suonare sinistra l’affermazione) “Vinceremo”.
Interpretazioni moderne, innovative, rivoluzionarie sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo degli ultimi trent’anni? Niente. Autocritiche? Niente. Riflettere, non dico provare sensi di colpa, ma riflettere sui morti provocati dagli USA negli ultimi quarant’anni in cui hanno incasinato la sorte di decine di stati sovrani per interessi più o meno legittimi? Non lo pretendo dagli USA stessi, neanche dagli italiani (ho una mezza idea di quello che stava facendo il nostro presidente del consiglio quel giorno, come sempre) ma uno straccio di intellettuale o storico che abbia detto qualcosa del tipo “Al Qaeda è una formazione militare creata dagli americani per combattere l’URSS in Afganistan e che, quando la guerra è finita si è resa indipendente con armi americane, italiane, francesi e inglesi e ha tirato l’acqua al suo mulino, gestendo capitali, droga e informazioni segrete per compiere azioni di guerra e di terrorismo per conto terzi” Chiedo troppo? E che TUTTO il mondo è avvelenato da presenze simili più o meno forti e strutturate retaggio del passaggio dei marines? Neanche? E che se continuiamo o continuano a gestire il mondo così tra poco ci troviamo una bella bomba all’uranio sporco personalizzata nel nostro WC?
Poi c’è il senso più profondo di quelle immagini che turbano perché sono l’epifenomeno della violazione di un io collettivo, le torri che cadono sono le nostre certezze che crollano con loro, e quando parlo di certezze intendo anche quelle più intime e personali di avere un futuro e di essere felice e inorridisco a pensare che la traiettoria di quell’aereo l’ho decisa io, nella pochezza di non comprendere la tragedia collettiva, fulminante che in quasi tutto il mondo uccide tutti i giorni migliaia di persone senza un futuro, senza una speranza di fame e malattia e mi sento come uno degli ignavi danteschi o come possono essersi sentiti i tedeschi sotto il bombardamento di Dresda vittime innocenti e allo stesso tempo colpevoli di qualcosa di più grande di loro, estraneo, ma che per una colpa tragica, li coinvolgeva tutti.
Il più grande agente segreto della guerra fredda Jim Angleton capo del controspionaggio inglese diventò pazzo per l’ossessione che il Nemico fosse qualcuno dentro la sua stessa organizzazione, un’ossessione che lo spinse sino alla follia. Io non dico di arrivare a tanto ma cominciare a pensarci un po’ sarebbe utile.

2 Comments
  • Dina Boero
    settembre 19, 2011

    Tanto di cappello Giovanni!

  • Giovanni
    settembre 21, 2011

    Ma grazie Dina… 🙂

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