Continuiamo così, facciamoci del male…

Se c’è qualcosa che occorre fare dopo “Roma” ovvero le violenze avvenute durante la manifestazione degli “indignati” è rifiutare il più drasticamente possibile tutto quello che si è visto, detto, scritto a proposito. E’ vero che adesso mi contraddico da solo ma consideratela la “conditio sine qua” per dirvelo. A una settimana dalla manifestazione con le diverse ipotesi nell’aria di “legge Reale” e varie ed eventuali per rendere sempre più difficile la possibilità di esprimersi pubblicamente sembra quasi che la manifestazione sia caduta a puntino per sbarazzarsi di uno spettro che aleggia sulle democrazie “a rischio” in Europa, quello di un’articolata e decisa protesta sociale che possa mettere a rischio lo statu quo. In Italia, se mai era possibile, ce la siamo giocata e anche male.
Ciò che accade in Italia avviene perché già raccontato e “rappresentato” dai media e dalla politica che ai margini, come da un loggione, commentano, manipolano, rielaborano, reificano, esorcizzano e permettetemi la parolaccia, cagano. In due parole: quella manifestazione era meglio non farla.
Convocare 200.000 persone nel centro di Roma, senza un minimo di organizzazione, senza una copertura politica, senza una precisa linea di pensiero tranne l’indignazione è stato un suicidio.
Anche la storia che è tutto per colpa di qualche centinaio di persone: va bene, se non addirittura agenti provocatori chiamiamoli pure con il loro nome “teste di cazzo” ma vogliamo ammettere che tra duecentomila persone ce ne possano essere mille di questo genere (è la legge dei grandi numeri) e che se nessuno sa chi sono e da dove vengono è più facile mettere una spranga in mano a questi qui che picchiare un bambino di sei anni?
Una manifestazione contro il governo che si definisce apolitica nel senso che non vuole essere politicizzata e il principale partito dell’opposizione si guarda bene da metterci il cappello sopra, che si chiama degli “indignati”, che poi è la parola buona per dire “incazzati”, però pretende di essere pacifica e allegra contiene troppe contraddizioni per andare bene.
Il fallimento servito espresso per i telegiornali della sera con la faccia allegra di Gasparri che flautava “Criminali” e in controcanto Enrico Letta “Condanniamo ogni forma di violenza” fa venire veramente il dubbio: ma a chi è venuta un’idea simile? Chi era l’organizzatore di tutto? Brunetta?
Detto che le forze dell’ordine si sono comportate in modo molto diverso dal G8 di Genova viene da chiedersi: ma gli “indignati” italiani, quelli che erano anche a Genova godono proprio così tanto a farsi prendere a sberle, respirare lacrimogeni e poi alla fine farsi prendere per il culo?
Non è che bisogna cambiare strategia?
Partiamo dalle evidenze: in piazza non c’era nessuno del PDL. Loro erano tutti a casa.
La piazza era fatta da quelli che in modo eterogeneo l’hanno riempita negli ultimi dieci anni molti militanti del PD (ma non c’era il PD) sinistra varia, popolo Viola, grillini, ma come detto la piazza non si voleva connotare politicamente. Che senso ha? Che senso ha che un potenziale elettorato debba sdoppiarsi per esprimersi, spoliticizzarsi per riappropiarsi della Politica e che debba continuare a vedere, salvo qualche eccezione, i propri politici di riferimento che NON erano in piazza prendere le distanze da quella manifestazione per delle violenze molto probabilmente già orchestrate a cui loro erano assolutamente estranei?

Diciamo una banalità: se quella piazza era contro il governo vuol dire che era di opposizione e che, lo voglia o no, l’opposizione deve farsi carico di quella gente, tanto perché sono quelli che li votano o li potrebbero votare, poi perché se quella piazza è contro il governo ha bisogno di un riferimento chiaro e preciso, di un’alternativa in cui riconoscersi a fondo e il lavoro dei partiti non finisce nei convegni e nelle analisi ma nell’ESSERCI fisicamente e politicamente, così come la piazza stessa deve fare i conti innanzitutto con sé stessa e con il fatto che il rito della manifestazione senza il totale controllo del suo potenziale “rappresentazionale” rischia di essere un boomerang pericoloso e un gentile omaggio all’avversario.

1 Comment
  • susanna
    novembre 1, 2011

    Da partecipante la manifestazione era strumentalizzata…gli incursori si sono visti chiaramente…erano tutti vestiti di nero e con zaini dai quali arrivati al punto strategico vale a dire a metà di via Cavour hanno estratto mazze e passamontagna e tutto quel che avevano comprese catene,sassi e tubi di ferro.La polizia era disposta agli ingressi di tutte le strade convergenti su Piazza della Repubblica e vie limitrofe dove appunto si snodava il corteo in modo tale che non potesse entrare ne uscire nessuno dal fiume di gente…. il punto è che quel che succedeva all’interno del fiume non era minimamente controllabile hanno messo a correr dietro ai black bloc poliziotti 50enni perchè non hanno soldi per pagare straordinari…peccato che stranamente molti dei black erano particolarmente giovani quindi oltre ad essere intoccabili erano anche veloci.La tattica è crear caos per distogliere l’attenzione dalla situazione devastante che sta attraversando il nostro paese attraverso la strategia del terrore, se questi black bloc fossero veramente persone stufe e sature delle varie prese per i fondelli che giornalmente ci troviamo nostro malgrado a vivere e non pedine strumentalizzate sempre dallo stesso mandante la loro violenza sarebbe stata mirata contro chi non contro qualcosa le auto parcheggiate, le vetrine dei negozi i palazzi date alle fiamme sono sfoghi di violenza spicciola di chi non sa esattamente cosa o chi colpire non comprendendo che gli unici ad essere colpiti siamo noi e che l’unica colpa gravissima che abbiamo è che non riusciamo a tirar su la testa e reagire come invece hanno fatto in altri Paesi…. alla fine a sentir puzza di merda ogni giorno si finisce per pensare che il futuro ideale sia in una latrina.

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