Lehman, Morgan e me

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Accadde tre anni fa, giorno più, giorno meno. Ma andiamo indietro di un mese.

Settembre 2008, Austria. Io che cerco di guardare la tv. Cerco perché in Austria i palinsesti consistono in elementari sequenze tipo: un’ora di yodel e un quarto d’ora di informazione, un’ora di yodel e un quarto d’ora d’informazione, film poliziesco, un’ora di yodel e un quarto d’ora d’informazione. Non è il massimo, nulla a che fare con l’horror dei palinsesti italiani, ma non è il massimo considerando che non parlo il germanico e quindi capisco solo gli yodel.
Mi incuriosisce qualche sequenza di immagini nei tg dove si vede a New York, Wall street, impiegati rampanti con giacca cravatta e Nike ai piedi, compiere strane operazioni con dei pacchi di cartone tra le mani, le didascalie parlano di “Lehman crack” ma ci capisco poco e gli yodel successivi mettono a tacere ogni residuo interrogativo.

Al ritorno in Italia comprendo i fatti in tutta la loro gravità come li conosciamo, le grandi banche d’affari americane crollano sotto peso di una crisi finanziaria incredibile uno tsunami che le travolge a una a una, Lehman brothers appunto, Goldman Sachs, Bank of America, Jp Morgan e Morgan Stanley.

Strano penso io, dove ho già sentito parlare di Morgan? Fammi pensare meglio, il piccolo gruzzoletto di famiglia tenacemente difeso dai miei, nulla di fantascientifico ma il segno di una resistenza e di una capacità di fare risparmio da parte di una generazione che resistette a tutto ai fascisti, ai tedeschi, alla povertà, alle bombe, insomma quel gruzzoletto lì dove mi aveva consigliato di investirlo la banca un anno prima? Eh, dove?

Controllo rapido. Morgan Stanley. Rischio bassissimo, la classica alternativa ai Bot che un consulente ridanciano e sudaticcio mi aveva suggerito dicendo “Tranquillo, è come metterli in cassaforte”. Ansia.
Io sono ansioso, un attimo meno solo di un daino ferito circondato da un branco di lupi, non tanto, insomma, ma so come funziona.
L’ansia è come la fame; non succede anche a voi che quando avete fame cominciate a parlare di cibo, ghiottonerie varie, filetti al sangue, gnocchi al pesto, stufato di cinghiale… Ecco, per la mia ansia Monrgan Stanley era una bella fettona di Sacher torte ricoperta di panna, anzi che dico, una torta intera.
Il mio sistema di difesa dagli attacchi ansiogeni, obsoleto e superato, ripeteva vanamente nella mia testa la frase “Dai non ci pensare stai tranquillo” mentre in edicola spendevo capitali per comprare tutti i giorni “Il Sole 24 ore”, !Italia Oggi”, “Milano Finanza” e settimanali specializzati e navigavo sul web alla ricerca di notizie che mi permettessero di arrestare la mia sudorazione fredda, l’anomala contrazione delle ghiandole salivari e la dilatazione eccessiva della pupilla tipica di un condannato a morte.
Anzi.Le notizie erano sempre peggiori, il governo degli Stati Uniti stanzia un fondo per salvare le banche, Wall Street esulta, ma quei pazzi scatenati si sono mangiati tanti di quei soldi che il fondo si esaurisce, in qualche giorno e gli articoli ritornano a essere pessimistici… Effetto domino, risparmi in fumo, banche insolventi default, bancarotta, disastro e notti bianche (le mie).
Fino a una domenica mattina. Compro la mia mazzetta di giornali economici e mi precipito a casa per leggerli cercando parole di speranza. Invece no. Come un TIR appare all’improvviso contromano all’autista sonnolento concedendogli nei pochi istanti che restano all’impatto di vedere il film della propria vita, così mi venne incontro un titolo a piena pagina “La prossima è Morgan Stanley”. Sudore freddo. Svenimento. (Quando becco il collega che ha fatto sto titolo lo ammazzo).
Ma, c’è un ma. Come in tutte le torture non è ammessa una fine veloce, pietosa. Sembra che una banca giapponese la Mitsubishi possa intervenire acquistando un po’ di azioni della decotta e farla ritornare pimpante salvando baracca, burattini e i miei risparmi. Ma (e ritonfa) ai giapponesi, a sto punto di acquistare delle azioni decotte chi cazzo glielo fa fare?
Lo sapremo solo domani all’apertura di Wall Street. Mi attacco a internet e comincio a navigare perdendo cognizione di spazio e tempo. Accedo con l’abilità e la perizia di un hacker del Mossad a tutti i siti iperspecializzati in finanza, mi dibatto nel tentativo di tradurre una dichiarazione del CEO di Mitsubishi in ideogrammi. Ci riesco grazie a un remoto traduttore immediato di ideogrammi scovato in un motore di ricerca per principianti Zen. Sono le due del mattino, negli USA è un pomeriggio domenicale. Becco la notizia che gli AD di Morgan Stanley e Mitsubishi sono in riunione da ore. Che cazzo si staranno dicendo? Avranno bisogno del mio traduttore di ideogrammi? Vado a letto alle 5 ma non dormo, incubi bianchi ed elettrici mi perseguitano, dubbi ancestrali balenano sinistre prospettive. “E se c’è un attentato come alle torri gemelle subito dopo che hanno trovato l’accordo? Ma la CIA lo sa che ci sono quei due nel centro di Manhattan soli e indifesi?” Arrivo al lavoro e riparto su internet. Ho trovato un sito che riporta le quotazioni, tutte e in tempo reale, di Wall Street. Mi bruciano gli occhi. Chiudo la porta dell’ufficio e aspetto. Manca giusto qualche ora.
Sono le 15 circa quando le cifre sullo schermo cominciano a muoversi, sono abbrancato alla scrivania come in attesa di una scossa di grado 10 della scala Richter. Ecco le cifre si formano. Morgan Stanley + 80%. I due stronzi hanno trovato l’accordo alla fine. La Borsa vola Mitsubshi salva Morgan Stanley esco dall’ufficio spalancando la porta con la flemma di Marco Tardelli quando segnò alla Germania nei campionati del mondo dell’82. Abbraccio tutti anche quelli che mi stanno sul cazzo da anni e m’involo verso l’uscita sotto gli occhi sbigottiti dei colleghi “Vado a casa ragazzi, oggi mi sono fatto un culo esagerato ma ce l’abbiamo fatta, al resto pensate voi ormai sono solo dettagli!!”

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