Negroni

Sul “Negroni” è interessante soffermarsi già partendo dal nome. Il cocktail prende questo nome dall’usanza del conte di Negroni di far correggere dal barman il classico “Americano” con del gin. Poi la frase “Un Americano come quello del conte Negroni” arrivò alla massima sintesi possibile, ed ecco il “Negroni”. Formula base: 1/3 vermouth, 1/3 Campari, 1/3 gin, ma con il tempo il Campari e il gin sono cresciuti proporzionalmente nella dose. Va servito in un tumbler con ghiaccio e una fetta d’arancia. Sin qui l’accademia, ma non è il punto. Il “Negroni” è un cocktail invernale, si abbina bene alle giornate fredde e alle ore serali. Si fa bere bene in compagnia e in genere, e se quest’ultima non è proprio scadente, si finisce sempre con il berne almeno due. Ma il “Negroni” è ancora di più che un ottimo agente per sciogliere giornate sacrificate alla nevrosi del lavoro, è anche un’ottima finestra per un’altra dimensione. Non particolarmente lontana e neppure difficilmente raggiungibile ma pur sempre altra e senza un buon “Negroni” difficilmente raggiungibile.
Intanto, guardatelo bene quando ve lo portano al tavolo. Il “Negroni” va vissuto prima, è essenziale. Il rosso fiammante è quello di un demone un po’ blasé come quei diavoli rossi, con il pizzetto, i baffi all’insù e il forcone, dall’aria un po’ gay, che popolavano le reclamè dei primi del novecento accompagnati da diavolesse scosciate che ammiccavano a distinti signori in cilindro e frac in visibilio per le porzioni di carne scoperta. Mescolatelo. Il ghiaccio produce un tintinnio sordo sulle pareti del tumbler e il profumo intenso del cocktail solletica il vostro olfatto. Fermatevi qui, per il momento. Come tutti gli inferni, più o meno personali, più o meno pericolosi della vita, il meglio lo danno nei preliminari. Gustate questo momento perché se cogliete l’attimo il più è fatto. L’ascensore per l‘inferno è preso. Un diavolo rosso vi accompagnerà al piano e le porte si apriranno in uno spazio di conturbanti promesse e seducenti inganni. Tutto è più semplice, lineare se non brillante. Spumeggiante. Ora ne avete bevuto metà. Vi sentite più tranquillo e sciolto, i concetti arrivano veloci alle sinapsi stressate della vostra materia grigia, la spiegazione dei misteri più oscuri dell’universo è a un passo. Vi spiegate e tutti comprendono, la prima volta in tutta la giornata. State parlando in aramaico. E’ un classico. Succede sempre. La cameriera vi osserva, è pazza di voi. Vi vuole, ORA! Manca un sorso. Fermi. Godetevela ora. Non saprete mai più l’aramaico così bene e difficilmente la cameriera vi desidererà così tanto. A questo punto si commette l’errore di bere l’ultimo goccio per farsi coraggio: spiegare l’origine dell’universo in aramaico non è una cazzata e la cameriera sembra una tipa tosta. Comprensibile. Il “Negroni” lo sa e vi suggerisce la frase magica : “Un altro”. Adesso dipende da voi. Con “Un altro” parlerete correntemente sanscrito e babilonese e sarete considerato un genio sessualmente irresistibile da tutto il locale, ma sotto di voi si cominceranno ad aprire voragini di feroci emicranie e maelstrom indicibili nel vostro letto . C’è anche chi è andato ben oltre le soglie degli inferi accompagnato da molti “altri” Negroni. Di loro non so. So che l’ultima essenza del “Negroni” la vedrete dopo un po’, sotto un cielo nero e stellato, uscire come una nuvoletta dalla vostra bocca mentre voi seduti sui gradini di un portone smaltendo l’aramaico e la “cotta” per la cameriera aspettate che vi portino su, con l’ascensore.

12 Comments
  • Annarita Scivittaro
    dicembre 26, 2011

    jac il magnifico!
    mi ci hai fatto entrare in quell'ascensore e nonostante io non sia particolarmente attratta dalle cameriere dei bar…ho gustato la bellezza dell'inferno.

  • Alessandro
    dicembre 27, 2011

    grandissimo tutorial! qualche anno fa ho parlato anch’io di uno dei cocktail più buoni e (a dispetto di alcune apparenze) più italiani del mondo. sono sicuro che ti ritroverai in alcune cose 🙂

  • Alessandro
    dicembre 27, 2011

    ah, dimenticavo che i tuoi fogli di stile non fanno vedere i link… volevo dire anch’io 🙂

  • Galliolus
    dicembre 27, 2011

    In piedi, entra il Maestro!

  • Giovanni
    dicembre 27, 2011

    @Scivit Una volta preso l’ascensore ce n’è per tutti i gusti, il “Negroni” non tradisce…

    @Ale Ho letto il tuo pezzo, il tuo collega dell’università sono io, immagino… Una prova che non parlo a casaccio… 🙂

    @Galliolus Se non sbaglio al capodanno del 1991 ci andammo pesante con questa roba vero?

  • ANTONIO
    dicembre 27, 2011

    Già che con Galliolus si ricorda il capodanno 91, mi chiedo se c’è già stata la puntata del B52? 🙂 un abbraccio alcolico… 🙂

  • Giovanni
    dicembre 27, 2011

    Non ancora… A pensarci bene il capodanno era del 1990 e io e te provocammo una sonora sbronza per metà della sala… Mi ricordo Anna C. completamente fuori di senno… 🙂

  • Alessandro
    dicembre 27, 2011

    sì, eri tu, sebbene in collaborazione con un barman più esperienziato e prolifico, luca p. ma il suo pezzo forte era la caipirinha.

  • Giovanni
    dicembre 27, 2011

    Vero… 🙂 Lui veniva dalle discoteche e produsse il devastante B 52….

  • Galliolus
    dicembre 28, 2011

    Tutti buoni, per carità, ma il Negroni è perfetto nella sua semplicità, come un western di John Ford. Puoi provare a fare meglio, ma scivoli inevitabilmente nel barocco.

  • ANTONIO
    dicembre 28, 2011

    negroni o non negroni, il mio ricordo di quel capodanno è di un certo “leprotto cinico” ossessionato dalla porta che doveva restare chiusa…

  • Giovanni
    dicembre 28, 2011

    Ossessionato da Lauretta… 🙂

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