Buena vista “social tv”

Cosa significa oggi fare giornalismo ai tempi di facebook e twitter e quanto influiranno i social network su un mestiere che con l’avvento della tv prima e di internet dopo ha subito radicali trasformazioni?
Partiamo dall’inizio, l’Inghilterra della prima rivoluzione industriale, ai tempi di Charles Dickens, uno dei più grandi precursori della professione più o meno come la conosciamo noi, nel suo “Viaggio in Italia” disse dei genovesi: “gente che ride poco e si chiamano tutti Baciccia”. Una riflessione che sarebbe stato un bellissimo tweet e uno stato di fb degno di parecchi “I like it”. Poche parole per dire che i primi quotidiani si chiamavano “Observer” e “Guardian” e si prefiggevano lo scopo di raccontare la realtà da parte di spiriti estrosi e decisamente flaneur, poco propensi a lavorare ma curiosissimi di quello che vedevano, pronti a folgorarlo con battute pungenti. Due secoli di giornalismo sono difficilmente sintetizzabili in un post, ma quando si comprese che l’attività di quei simpatici istrioni poteva avere un ruolo sociale influente e redditizio sia dal punto di vista economico che politico le cose cambiarono parecchio. Due note tanto per rendere l’idea: i fili del telegrafo tra Francia e Gran Bretagna furono tirati perchè in continente arrivassero puntuali le cronache su Jack lo squartatore e circa cento anni dopo due giornalisti del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein costrinsero alle dimissioni con le loro rivelazioni il più potente uomo del mondo, il presidente degli Stati Uniti.
Poi la storia la conoscete tutti, la tv, lo sbarco sulla luna, Peter Arnett, la CNN, Al Jazeera, i satelliti e il digitale terrestre con una proposta infinita di canali e di informazione.
Eppure in tutta questa esplosione di geometrica potenza è sempre più netta la sensazione che quell’inizio, quegl’importuni gentleman che ponevano domande imbarazzanti e sbeffeggiavano sui loro fogli con beffarde battute e articoli taglienti i prepotenti di turno e gli ipocriti costumi di allora siano ancora oggi ciò a cui dobbiamo guardare quando pensiamo al giornalismo e che il loro spirito, libero ovviamente, in fondo in fondo, alberga in ciascuno di noi.
Lo penso quando leggo formidabili tweet, oppure pagine colte e brillanti di blogger sconosciuti o ancora nei fantasiosi mix di parole e immagini che offre la combinazione tecnologica di facebook. Nonostante la terribile omologazione dell’epoca in cui viviamo la tecnologia, di per sé violenta e distruttiva ma con il limite di essere ignara di sé, ci ha posto la condizione di usare lo spazio virtuale della rete per l’antico mestiere di essere originali ed eccentrici, arguti e dispettosi, pigri e simpatici. Tanti piccoli Dickens, osservatori e curiosi, giornalisti appunto, come in quei tempi lontani.

P.S. Comincia su Primocanale condotta dal collega Giuseppe Sciortino e dal sottoscritto la trasmissione “Social Tv” dalle 19.45 alle 20.45 con l’intento di incrociare le nuove forme di scrittura e comunicazione su Twitter e Facebook con la tv. Dateci un occhio….http://www.facebook.com/primocanale?sk=app_4949752878

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