Claudia e la foto “del dentino”

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Di loro ho due ricordi divertenti che le descrivono. Il primo è il mio collega Carletto chiuso nel cubicolo dell’emissione di una tv privata, in un caldissimo agosto di vent’anni anni fa che sfogliava una rivista con il classico servizio fotografico “Non so cosa farei a questi… t… di f…” e m’intrattenne per mezz’ora contraddicendosi immediatamente e spiegandomi per filo e per segno cosa avrebbe fatto. L’altro, fu una frase di Beppe Grillo della stessa epoca, quando era ancora umano, che disse: “Ieri ho visto per strada Claudia Schiffer, aveva un neon luminoso che gli lampeggiava in testa e sopra c’era scritto ‘Non te la darò mai’”. Divine, sexy e irraggiungibili le top model furono l’incarnazione più approssimata alle divinità greche, la loro bellezza irraggiungibile, la perfezione e l’equilibrio delle forme, la classicità dei lineamenti staccò anche da bellezze formidabili del passato come Claudia Cardinale o Brigitte Bardot per citarne due “moderne”.
Non arrivarono subito. La strada delle top model fu aperta da bellezze meno appariscenti come Isabella Rossellini e Andie Mc Dowell che furono anche capaci di lasciare la passerella per irrompere brillantemente nel cinema e nello spettacolo (La Rossellini, quasi da bambina, fu indimenticata inviata a Londra per “l’altra domenica” condotta da Arbore) Andie Mc Dowell interpretò con disinvoltura la bella e sfuggente protagonista di “Quattro matrimoni e un funerale” al fianco di Hugh Grant.
Loro no. Sfilarono e segnarono indelebilmente con le loro foto i calendari dei primi anni ’90. Erano ovunque. Citiamole. La strada la aprì Cindy Crawford, americana, capelli castani, sguardo assassino e neo poco sopra il labbro superiore. Dominò il 1989. La riscossa europea fu però di quelle da togliere il fiato. Altrettanto bionda, teutonica, appena scesa dal Wahalla, Claudia Schiffer sbaragliò la scena. All’epoca internet non c’era, il portatore della buona novella era “Max”, versione pudica di PlayBoy e media fondamentale delle nostre. Nell’agosto del 1990, la copertina del mensile era quella del primo piano di una fantastica bionda che occhieggiava maliziosa dalla bacheca dell’edicola mordicchiandosi un labbro e guardandoti fisso. Ora chiedo la vostra attenzione, un po’ di più, almeno. Quella non fu una semplice foto. Nella combinazione di filtri e colori, e nella linea dello stesso servizio fotografico, lei era rappresentata non come una sofisticata star degli anni ’80, tutta smalti e plastiche fluorescenti, ma come una ragazza appena uscita da un concerto dei Creedence Clearwater Revival, semplice e accessibile, disponibile a una birra e uno spinello, comunque, nel peggiore dei casi. Fu un evento. Nella maccaiosa domenica mattina di quell’agosto una tipa incredibile ti guardava fisso negli occhi e irresitibilmente ti imponeva di impossessarti di lei nell’unico modo concesso in quel magico istante. L’edicolante ringraziò.
Il servizio interno, nonostante la bellezza mozzafiato, non era all’altezza di quella copertina che venne religiosamente staccata dal giornale riposta sotto vetro e appesa al muro per diventare oggetto di adorazione per studenti universitari fuori sede con il nome “La foto del dentino”.
Dopo di loro arrivò Naomi Campbell e insieme le altre, Linda Evangelista, Eva Erzigova, Christy Turlington per citarne alcune, sino alla “crepuscolare” Kate Moss.
Al di là dell’iconografia del periodo, dell’invasione vera e propria che le top model fecero nell’immaginario mondiale, nessuna di loro riuscì a superare il momento traguardando il cinema o qualche ruolo pubblico di qualche rilevanza. Naomi spaccò la faccia a qualche cameriere e Kate lasciò tracce di cocaina ovunque, Eva Erzigova fu la spalla di un vecchio ma ancora intramontabile Raimondo Vianello in una edizione di Sanremo. Le altre svanite nel nulla, belle e impossibili, tramontate con l’ottimismo del mondo che donne così non può più permettersele, neanche nei sogni.

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