Distruzioni per l’uso

Non so se nell’ennesimo scandalo della politica che ha investito la Lega Nord sono più rattristato dai dettagli volgari e indecenti del malaffare che governava un partito capace di convincere il 10% degli italiani al grido di “Roma ladrona” o dall’ormai scontata trafila di ironie, battute, fondi di prestigiosi giornalisti che spiegano quello che era sotto gli occhi di tutti ormai da diversi anni. L’abnormità delle parole, l’assurdità dei gesti, un impasto di ignoranza, malanimo e cattiveria ci attraversa tanto che nessuno di noi può permettersi di sentirsi estraneo anche se a ragion veduta lo è. Quello che proprio mi sembra non riesca a funzionare più è la capacità dissacrante e salvifica dell’ironia. Nonostante i social network siano attraversate da battute, aforismi e invettive non mi sento per nulla rassicurato dal potere taumaturgico dello spirito mentre sono preoccupato delle devastazioni prodotte dagli ultimi vent’anni di “non senso” al potere.
In quest’ultimo ventennio siamo stati costretti a credere alle cose più stupide e irreali della nostra piccola e angusta realtà nazionale, abbiamo ascoltato, approvato e legittimato a governarci e a fare opposizione persone che non avevano la minima credibilità ma soprattutto abbiamo condiviso la “realtà” che questi ci propinavano supinamente, facendoci letteralmente possedere dal “non senso”, non quello sulfureo e brillante di Oscar Wilde ma il pesante e greve “a mia insaputa” che ha attraversato sotto forme lessicali diverse tutti i vent’anni che ci separano dalla prima repubblica. La realtà “altra” che abbiamo rimosso passa dai fotogrammi ormai ingialliti di Arnaldo Forlani che con la bava alla bocca cerca di spiegare ai giudici le trame della famosa “supertangente” Enimont sino ad arrivare a ieri alle lacrime di Umberto Bossi di fronte alla realtà “altra” delle ruberie della sua famiglia. In mezzo tante fotografie, flash di un’epoca in cui abbiamo convissuto tra patacche inverosimili, rappresentazioni della realtà degne di personaggi di Petrolini eppure ci siamo bevuti tutto.
Il brivido che mi attraversa, la paura reale è quella di noni riuscire più a tornare indietro e davanti alle immagini della tv mi viene in mente il quadro di Bruguel il vecchio “il trionfo della morte” la visionaria percezione del pittore di una realtà sconnessa dal suo profondo, nell’intimità stessa del suo significato e attraversata dal caos. Poco importa che Bruguel avesse a che fare allora con le guerre e la peste, noi abbiamo a che fare con una perdita di senso che scopre troppo spesso l’orrore di una realtà che non sappiamo più decifrare.

No Comments Yet.

Rispondi