Il partigiano Johnny

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Cos’è stata la Resistenza? Leggete “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio. Se vi sembrerà, in un primo momento, impossibile comprendere il linguaggio sgangherato, rivoluzionario e infinitamente poetico siete già a buon punto. Fate un altro esercizio. Ascoltate un servizio di un qualsiasi tg o leggete un qualsiasi articolo dei giornali di quest’oggi dedicato alla ricorrenza del 25 aprile e poi riaprite il libro. Non ci capite assolutamente un cazzo? Bene. E’ proprio così. La Resistenza è qualcosa che oggi nell’Italia spaurita e piccolo borghese del post ventennio berlusconiano non ha patria. Ma se volete proprio provare almeno una vibrazione di quello che fu, impegnate il vostro cervello per provare a capire la storia rivoluzionaria e drammatica di Johnny, dove la sovversione della parola è il primo segno della radicale rivoluzione che migliaia di giovani, poco più che ventenni, iniziarono per liberarsi dal fascismo. Johnny solo e disperato, vestito di stracci con uno sten scarico in mano, quasi assiderato nella neve aspettando un ordine, oppure gli americani, oppure un marò che gli spari in testa. Johnny che racconta “il nuovo mondo” che stava nascendo dalla sofferenza della sua carne, dalle sue privazioni affettive, morali e etiche, Johnny che si distacca senza mediazioni senza se e senza ma, dalla realtà del quotidiano grigio e indifferente di chi aspetta e dallo spettacolo grottesco e macabro della dittatura. Il linguaggio ha la sua importanza. Quello di Johnny è un’eruzione vulcanica di senso, quello del fascismo è fatto di parole d’ordine, slogan, frasi fatte e ripetute all’infinito, un’afasia che non risparmia neppure il suono soffice e sordo delle scariche di mitra e il fischio dei proiettili che passano sopra la testa. Pensateci a Johnny se siete riusciti a leggere qualche riga e domandatevi dove siete voi rispetto a lui. Distanti abissalmente come lo siamo tutti, privati proprio di lui e di quel disperato bisogno di libertà, di quella “disperazione libera” che lottava con il fango e il sangue, la materia dura dell’essere e quella altrettanto ostile e pervasiva dell’indottrinamento del pensiero. Se volete festeggiare il 25 aprile provate a essere come Johnny. E’ così proibitivo oggi che magari potrebbe valerne la pena.

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