Ai confini dell’irrealtà

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Notte.
Seduto sul divano a guardare la tv, il solito dibattito sulla crisi.
Il gatto fa le fusa appiccicato alla mia gamba.
L’opinionista illuminato arzigogola, scenari in mutamento, globalismo, complessità.
Società “reale”. La politica bla bla bla, l’economia bla bla bla, la rete bla bla bla.
Ok. Cerco di seguire il discorso che si è perso, intanto. Domande, confusione, collegamenti, dati, risate. Che cazzo ci sarà da ridere, poi.
Manca la fine di un discorso che mi sembrava interessante. Niente, tutto passato in cavalleria.
Se esiste la società “reale” deve esserci da qualche parte la società “irreale”, o sbaglio?
Definire qualcosa “reale” pone in essere la questione che di quella cosa lì ce n’è un’altra versione, potremmo definirla “bizzarra”? “Provvisoria”? Oppure più semplicemente “irreale”?
Ok. Lo so questi opinionisti usano neologismi, formule strane e complesse per apparire sapienti ma non vorrei che questa volta, magari per sbaglio, ci avessero preso.
Dov’è? Esiste un luogo geografico della società “irreale”? Qualcosa tipo: “Stamattina mi sono alzato, sono andato sui monti e il cielo era talmente limpido che ho visto oltre mare le coste della società “irreale””?
No. “Gira a destra, poi dritto, c’è il monumento a Garibaldi… Ecco lì”. Neanche. “I carri armati di Hitler invasero la società “irreale” in meno di 24 ore. Vane furono le difese degli irreali”. Bella forza, irreali…. Eh. Neppure questo però.
E’ qualcosa di più raffinato, metafisico. Mi guardo intorno. TV, computer, libri, scrivania, gatto. Incredibilmente grasso ma ancora nei limiti della realtà.
E’ subdola l’irrealtà, non la vedi a occhio nudo. La devi decifrare.
Oh, che poi magari se la trovi ci stai meglio. “Faceva caldo ma si stava da Dio… E poi tutti nudi, liberi, senza pregiudizi mica come…. “ Fa molto Gauguin…
Zapping. Canale 301 Sky: “Ti amo in tutte le lingue del mondo” 302 “Natale a Rio” 303 “Notte prima degli esami”. Fermiamoci qui. Sto già male. Fuochino.
Prendo appunti. Disegno mappe tipo quelle dell’emergenza incendi. “Tu sei qui” e l’istinto a guardarti intorno a vedere se è vero. “IO sono qui, e qui c’è il gatto che occupa il suo spazio”. Troppo. Altro foglio.
IRREALTA’= consunstanziale alla realtà ma non corrispondente all’umano. Ci siamo quasi.
Davanti a un film di Moccia è irreale solo quello che passano i fotogrammi o anche tu che lo guardi? E davanti al TG1?
“Al G8 di Genova i manifestanti hanno devastato tutto”. “Nel fascismo non tutto era sbagliato”. “Non è vero che c’è la crisi. Io vedo i ristoranti sempre pieni di gente”.
L’irrealtà non è un luogo fisico ma è una rappresentazione a cui aderiamo distrattamente, un po’ come quando si fa una cazzata o come quando qualcuno ti ruba una promessa controvoglia e diciamo di sì solo per togliercelo dal cazzo. E’ una controtendenza prevalente. La società “reale” e quella “irreale” è sempre quella siamo noi a decidere in quale preferiamo stare sulla base del nostro giudizio, della nostra volontà e dei nostri desideri, oppure così come ora, sperduto in qualche non dove con la barba incolta e uno stregatto grasso che fa le fusa in questa notte nera come l’inchiostro.

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