Riprendiamoci i ’60

Su come uscire da questa crisi nessuno ha uno straccio di idea che appaia percorribile. Siamo lanciati 3000 all’ora contro un muro di cemento armato ma come in certi incubi cerchiamo affannosamente e non troviamo, pestando a tentoni, il pedale del freno.
Niente. Non ci sono cazzi. E chi propone la “decrescita felice” dovrebbe provare a spiegarla a quelli che vivono con 500 euro di pensione in un monolocale nella periferia urbana di qualsiasi città italiana. Ci siamo smarriti in mezzo secolo di bagordi e adesso non solo stanno finendo le scorte ma sono finite da un pezzo anche le idee, la genialità e la creatività italiana; siamo troppo poveri per importare, troppo ricchi per esportare, non abbiamo mai avuto materie prime. L’unica cosa che abbiamo è l’Italia, un immenso patrimonio storico – artistico che sarebbe, se la nostra politica riuscisse ad arrivarci, l’unica industria italiana non delocalizzabile. E lo stile. Quest’ultimo lo abbiamo un po’ smarrito, ma tra i ’50 e i ’70 l’Italia ha prodotto stile in quantità immensa, quasi inconsapevolmente, in tutti i campi, dal design alla canzone, dal cinema all’abbigliamento, dall’architettura alla nautica. E allora eccom la mia modesta proposta. Torniamo ai ’60 italiani. Cristallizziamoci lì. I tirolesi continuano a vestirsi come i montanari ottocenteschi e quando li vediamo apprezziamo il gusto di quei colori e di quei modi? Bene, sappiate che l’Italia in certe parti del modo è famosa per “la dolce vita” di Fellini. Stop. Vengono in Italia per vedere quello. Diamoglielo. Per essere sintetico. Gli italiani giudicarono i film poliziotteschi e quelli scollacciati con Barbara Bouchet spazzatura? Tarantino li copia bellamente e noi a dire che un fenomeno. Basta. I registi italiani da adesso in poi si devono impegnare in tre filoni: i più intelligenti studiare e rinnovare i fasti del neorealismo, di Fellini e Antonioni, i medi devono riprendere il “western all’italiana” di Sergio Leone e i più scarsi studiare a memoria “La polizia s’incazza” e “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” (Materiale umano per fare ‘sti film abbonda ma dire che bisogna studiare i film con Nadia Cassini ci dice come siamo messi). Attori. Basta con le mezzeseghe. I modelli per tutti sono Mastroianni, Gassman, De Sica e Sordi e per le donne Magnani, Vitti, Mangano, Cardinale. Studiare “La notte! Di Antonioni a memoria.
La Fiat che produce automobili di merda deve rimettersi a fare con le migliori tecnologie possibili e con lo stesso design “500” e “600” e per chi vuole qualcosa di più “sprintoso” riprendere i vecchi modelli delle Alfa tra i ’60 e i ’70. I ricchi in Ferrari.
Cucina. Chiudere per legge i fast food e aprire, al loro posto, trattorie di cucina tipica locale. Incentivare il ritorno ai fornelli delle signore oltre i 70 (che sono le uniche depositarie della gastronomia italiana). I locali si chiameranno “Antica Osteria della (e il nome della signora)”. A tavola si beve rigorosamente acqua e vino.
Motocicli: si va in Vespa, Lambretta e Guzzi (rossa). Punto.
Musica: Mina, Tenco, Battisti, Ranieri e Patti Pravo. I cantautori ci stanno, ma con moderazione.
La Tv deve ritornare ai fasti di Vianello, Mondaini e Corrado. Ballerina di riferimento: Raffaella Carrà.
Maggiore benessere, qualità estetica e una rappresentazione del paese degna di questo nome. Riappropriamoci di quello che siamo, ritorniamo ai ’60.

8 Comments
  • Alessandro
    settembre 5, 2012

    temo che tu abbia ragione. due anni fa mi è capitato per gioco, dopo una cena, di suonare e cantare con franco in un ristorante italiano di san francisco (davanti al city light bookstore, tra l’altro: anche noi andiamo in america a cercare qualcosa che forse non c’è più, però loro sanno vendercelo comunque). noi andavamo a muzzo e cantavamo tutte le canzoni che ci venivano in mente. ma gli americani, anche i giovanissimi, chiedevano ‘o sole mio e volare. soprattutto la seconda. non volevano sentire altro. e non per prendersi gioco dei nostri stereotipi: a loro quella canzone piace davvero come noi non riusciamo più a immaginare. non basta a loro sentir cantare italiano, rimmel di de gregori deve sembrare una specie di borborigmo incomprensibile. vogliono sentire quelle due cose lì. le ragazze vogliono che i camerieri italiani di una pizzeria italiana facciano i galli con loro come nei film. e basta. ah no, purtroppo non è tutto: condiscono il pollo con il pesto. l’unica consolazione è che non è un gran pesto, come puoi immaginare.

  • Giovanni
    settembre 5, 2012

    E’ vero, ma diciamo che anch’io quando vado in America mi aspetto di incontrare una massa di cretini che non capiscono un cazzo, mangiano pop corn e sono tutti vestiti come JR. Negli anni ’60 però accadde qualcosa di più profondo, noi producevamo stile. Mastroianni Delon e Cary Grant erano qualcosa che partiva da un epicentro piuttosto simile e Audrey Hepburn in “Vacanze Romane” apriva la moda a contenuti storico artistici ovviamente italianissimi. Non parliamo poi della “dolce vita”. Zeppo di luoghi comuni e storture il messaggio era tanto forte che arrivò a destinazione e fece la fortuna italiana.

  • Galliolus
    settembre 6, 2012

    Vado OT, ma sugli usi non canonici del pesto mi permetto di segnalare questo video.

  • Barbara
    settembre 6, 2012

    Mi hai quasi convinta.
    Ma comprendi anche i pantaloni a vita alta, la canottiera da muratore e i capelli cotonati? E posso tenere lo stereo, il cellulare e soprattutto internet?

  • Giovanni
    settembre 7, 2012

    I capelli cotonati sono un must, Mina docet… La canottiera da muratore mi sembra un ottimo capo estivo, molto italian style. Il resto certo che lo puoi tenere, basta rispettare i canoni dello stile… 🙂 I pantaloni a vita alta e la dolcevita li lascerei perdere li ho discretamente odiati..

  • Giovanni
    settembre 13, 2012

    L’unica pecca del preside della “Marilyn Monroe” è quella di citare James Bond al posto di Marcello. 🙂

  • Luciana Lanzarotti
    marzo 3, 2013

    mah, una mascherata. i giovani guardano, imitano, ma poi hanno bisogno dei loro ritmi. gli anni '60 avevano altri paesaggi, altri ritmi, altri amori, altro sesso, altri pudori, altre facce, altre stature. oggi tutto così farebbe pena. forse un grande magazzino, un'area, come l'acquario. ogni epoca partorisce i suoi geni e i suoi mostri. poi i geni rinascono comunque. basta aspettare. per esempio questa epoca non può avere quei tempi perché ha la velocità di internet e su questa velocità nasceranno i prodotti del fturo, magari….ologrammi….o visione del tempo o….chi lo sa!

  • Giovanni
    marzo 4, 2013

    E’ un’ipotesi surreale certo ma 20 giorni fa mi avessero detto che l’Italia sarebbe stata alla mercè dei grillini non ci avrei creduto. Insomma, ora ci credo molto di più alla mia idea… 🙂
    Detto questo è evidente che i tempi sono passati e nulla si ricrea ma comprendere che il gusto, l’eleganza e lo stile possano in qualche modo contribuire anche al PIL (in termini di turismo, esportazione, produzione) non mi sembra poi un’idea così campata in aria. Chiaro che non si possano più costruire auto come una volta perquestioni di sicurezza ma provare a seguire lo stile (e i prezzi) di un tempo non sarebbe male… Sulla sartoria e sul cinema (su questo mi insegi tu) siamo peggiorati per via di un banale imbarbarimento culturale: oggi guardare un film italiano è impossibile. Per la cucina idem. Laddove si è migliorati tanto meglio, oggi è molto meno presente la cappa ipocrita sui costumi e internet è solo uno stupendo veicolatore di contenuti quindi sarebbe un formidabile valore aggiunto. Sul sesso dico solo che all’epoca non esisteva youporn e neppure l’aids… 🙂

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