Ascoltando “Nella prossima vita” di Federico Sirianni

Avrei potuto scrivere chiacchiere simpatiche di ricordi, cene e sbronze promesse e progetti (rigorosamente mai realizzati) che mi legano all’autore di “Nella prossima vita”. Ho preferito così, ben consapevole che come spesso è accaduto nelle sue canzoni mi aggiro come in stanze familiari.

Mi è tornato alla mente “Viaggio al termine della notte” di Céline ascoltando l’ultima fatica di Federico Sirianni. In “Nella prossima vita” l’album prodotto con Gnu Quartet c’è un mondo che non è una fantasticheria sospesa, un quadretto naif per fare il verso ai grandi della canzone d’autore, c’è invece tutta la sporca realtà di oggi, scheggiata, ruvida e poco accogliente che ci aspetta tutti i giorni fuori dalla porta. Ma proprio come quando lessi il “Viaggio…” anche ascoltando Sirianni si prova la sottile vertigine di quando si comprende che il problema sta soprattutto su come noi affrontiamo il mondo e lo osserviamo anche se questo ci mette la sua parte a rendere tutto più difficle. Certo, lo scrittore francese attraversa episodi enormi del secolo scorso con la sgangherata certezza che “La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte” ma se a noi è mancata l’assoluta assurdità della guerra non ci manca per nulla l’invisibile massacro del senso, che giorno dopo giorno ci getta nell’assurda rappresentazione di una realtà sempre più grottesca e che tolta la patina della spettacolarizzazione televisiva è la brutta bestia di sempre.

In miniera ho pranzato e in cucina ho lavato
e il furgone ho guidato e per ore settanta non ho rallentato
e la polvere vola, schizza stomaco e gola
per mezz’ora gadano se no ti rifilan la solita sola (…)

Sono straindebitato con la banca mondiale e gli sgherri delle finanziarie ce li ho sotto casa ad aspettare (…)

(“Nato Sfasciato”)

Così passando da un luogo all’altro di questo inferno in terra ci si accorge che la differenza la possiamo fare ancora noi, nella fatica ma anche nella ferma volontà di insistere a voler dare un nome alle cose care e che il respiro della magia deve passare necessariamente nella persistenza di una evocazione:

“L’odore della neve e dei suoi cani,
L’odore della ferrovia, miscele forti di the neri indiani e clandestine di distilleria
Bevevo forte sopra i treni in corsa e adesso tempo non ce n’è
Nel bagliore che mi stringe stringo anch’io la mia Madeleine”

(“La mia madeleine”)

La vita resiste, al di fuori dei luoghi poetici per antonomasia, politicamente scorretta fuori dal clichè, in corse sudate e furiose nello sprint disperato di chi paradossalmente non vede proprio vie d’uscita, soprattutto e necessariamente clandestina, che sia la stralunata notte dello “spaccio”

Polvere marrone, sabbia del deserto
Rosa come l’ambra della vanità
Umido il cappello sotto il cielo incerto
Sotto l’ocra del lampione che taglia la città
Gira su se stesso lo sguardo dell’indiano
Si lavora male troppa polizia
Gelano le mani pronte con il grano
Voce secca due parole e il falco vola via

(“appollaiati stanno”)

oppure nella dolcezza stralunata e inaspettata di una stanza cinese

La stanza cinese la tengono chiusa
E l’aprono solo per me
Che aspetto i tuoi anelli di seta e di argento
Con gli occhi socchiusi e i passi sospesi
Nelle volute di fumo
Dell’oppio che hanno imbarcato a Canton
Nella stanza cinese
Resto ti aspetto
E mi addormenterò

Il “tu” per eccellenza che è una fantomatica e sfuggente lei, ricorre ed è rincorsa tra le righe del senso della realtà sovrapponendosi a questa, tanto necessaria quanto indecifrabile, nella ricerca della combinazione esatta del gesto che la dischiuda

Vuoi le mie mani
vuoi il mio denaro
vuoi il mio cervello beh costa caro
Vuoi la mia anima la mia stanchezza
o la molestia dell’ubriachezza io posso darti tutto di me
Dimmi che cosa posso fare per te

(“Vuoi”)

Dimmi chi sei
Il rovo o la rosa
Il quadro o lo specchio
La fretta o l’attesa

(“Dimmi chi sei”)

Ma nella ricerca come nel viaggio, molto spesso, il gesto e il fine coincidono. C’è il tempo di immaginarsi “la prossima vita” come il paradosso che fa da sponda alla fuga dagli artigli della realtà, fuga che non è un triste ripiegare ma il gesto che spiazza e salva

Nella prossima vita avrò un fisico snello e asciutto
Nella prossima vita farò più o meno tutto
Nella prossima vita
Ti salverò in anticipo da chi vuol farti del male
Perché viaggiare nel tempo sarà normale

(“Nella prossima vita”)

come salvifica è la presenza di Dio e della sua Misericordia che abbraccia le creature perse nell’oscurità della fredda notte popolata da fantasmi usciti dai romanzi di Roth e Dostojevskj ma che senza avvertirlo troppo potremmo essere proprio noi, spettri senza particolare coscienza aggrappati a vacui miraggi di benessere

E Dio mi sia vicino se brucio il mio peccato
Che ti ha strappato il cuore e non l’ha medicato
Confesso la paura il vuoto e l’idiozia
La sete dell’arsura Perdona e così sia

(“L’anima di Dio”)

il codice algebrico astratto e ostile che oggi imprigiona la realtà nella pretenziosa e angusta “template” del quotidiano è tanto dispotico quanto fragile di fronte alla evocata rivolta degli elementi che assoggettati a sterili e ottusi imperativi prima o poi si ribelleranno

Strade vuote vento caldo e sale sulla carne
Freddo nelle ossa dove giocano le tarme
Piange il noce col vulcano e turbina la sabbia
Impazziscono le possedute nella gabbia

Arriva l’onda anomala
Arriva l’onda anomala che tutto distruggerà
Arriva l’onda anomala
Arriva l’onda anomala che tutto inghiottirà

E per come stanno andandole cose ci aspettiamo che arrivi il più presto possibile.

2 Comments
  • barbara fiorio
    gennaio 13, 2013

    Concordo. “Nella prossima vita” è un cd denso di emozioni, parole, musica e sono convinta che soffierà forte sul volo del nostro Federico Sirianni, assicurandogli un vento a favore per il decollo che merita.

  • isa
    gennaio 13, 2013

    In questo Cd c’è tutto Chicco con la sua musica:
    la profonda umanità, lo sguardo dolce e disincantato di chi ha fatto tutti gli errori e non ha nessuna voglia di negarlo; la capacità di raccontare la bellezza dolente di un mondo che gli altri avvertono solo di sfuggita, un mondo fatto di cose spesso sgradevoli, di personaggi in bianco e nero (ché il colore è troppo plateale per certe storie), nessuno sconto ma una profonda comprensione e tolleranza per chi continua a sbagliare strada.

    Se a questo aggiungete la collaborazione con i fantastici Gnu Quartet, è impossibile non amarne ogni singola canzone!

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