Politica e carnevale

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In fondo che ci fosse un rapporto diretto e “osceno” tra Santoro e Berlusconi lo avevamo sempre sospettato e l’ultimo “scontro” in tv lo ha confermato. Ma alla fine neppure questo è il punto. La vera domanda è: ne usciremo mai? Montanelli diceva : “Gli italiani dovranno sperimentare Berlusconi per poter creare gli anticorpi e liberarsene” qualcosa del genere. Sbagliava. Ne siamo diventati dipendenti (molti anche in termini contrattuali). Dal punto di vista psicologico, tutti. Anche quelli che, in teoria, lo avrebbero combattuto aspramente. Picchiare, insultare, demonizzare Berlusconi fa così bene che quando non c’è ti manca qualcosa. Gaber diceva: “Non è Berlusconi in sé, è Berlusconi in me che mi preoccupa” e verrebbe da aggiungere, capire in tutto questo tempo quanto è rimasto di me.
E’ una questione estetica e filosofica, la politica viene dopo. Berlusconi occupa spazi precedenti, ganglici, dove tutti negherebbero non solo la sua occupazione ma l’esistenza stessa di quei luoghi oscuri in ciascuno di noi. Invece sì, se come nella fantascienza avessimo veloci tracciatori di mappe capaci di percorre e far emergere alla vista i cunicoli e i sotterranei della nostra orografia inconscia e segreta lo troveremmo lì ben piazzato con il suo faccione sorridente.
In questa geografia gli italiani non sono mai diventati un popolo e uno stato. Siamo ancora quelli che Dickens e Stendhal nei loro viaggi in Italia descrivevano con divertita ironia, siamo qualcosa di più strutturato di un villaggio esotico dipinto da Gaugin oppure per avvicinarci un po’ di più all’italica usanza, un’eterna commedia dell’arte con Arlecchino in Suv (comprato a rate ) , Colombina eterna candidata al ruolo di Velina e Pulcinella promessa calcistica impegnata a truccare le partite. Non siamo tutti così direte voi, certo, anche le maschere italiane non finiscono qui c’è pure il dotto Balanzone che non se lo caga più nessuno. Adesso come allora. E poi c’è lui, il Re, il Mago di Oz, consapevole di almeno tre cose: La prima che le maschere hanno una personalità fissa e psicolabile; Arlecchino non si pone il problema di come pagare il suv ma sui nuovi modelli che usciranno, Colombina non che la velina non è un mestiere ma che non è stata presa perché bionda non stava bene, la seconda che le baruffe, anche le più violente, finiscono in una bella cantata o in discoteca, la terza è che le maschere non riescono a stare serie per troppo tempo non è nella loro natura, prima o poi devono allentare la tensione con una bella risata. Non c’è par condicio che tenga. Nessuno escluso. Perché gli italiani sono sudditi dentro, non è che non vorrebbero uno stato efficiente, una giustizia che funzioni, una giusta equità fiscale ma è tutto così noioso perché le regole quando ci sono bisogna rispettarle e il principio di coerenza fa a pugni con la “maschera” che è in noi e poi non è molto meglio avere qualcuno che ci pensa, qualcuno con le palle che sa il fatto suo, e che soprattutto sappia capire i nostri “reali” problemi? Siamo tutti così? Sì. Anche io. Perché non ammetterlo. Ci abbiamo provato, Risorgimento, Antifascismo, Resistenza, Democrazia… Ma poi se andiamo a vedere ben le figure simbolo di ciascun periodo Mazzini, Gramsci, Matteotti, Buranello, Moro ti accorgi che tutti in vita non se la passarono proprio bene con i loro compatrioti che in modi e occasioni diverse si impegnarono al massimo per farli fuori e ci riuscirono per lo più e seppur celebrati postumi quasi nessuno sa più chi sono. I nostri Migliori, quand’erano in vita erano considerati pericolosi criminali, questo cerchiamo di fissarcelo bene in testa, oltre noiosi, grigi, antipatici e violenti. Seri, pensierosi, mai una risata e che palle!!! Gli italiani sono stati capaci di apprezzare una monarchia “irricevebile” che in 70 anni di regno ha fatti più danni di dieci terremoti, pronti a vestirsi di nero a picchiare e ammazzare compatrioti che reclamavano i diritti fondamentali della convivenza civile e infine tutti d’accordo nel condannare a morte per conto terzi uno dei pochi politici moderni che ragionava con la sua testa. Questi, simpatici e ironici, gaudenti italiani. Berlusconi non è il politico che interpreta meglio la psicologia degli Italiani, Berlusconi E’ l’Italia, regredita e incapace di uscire dal narcisismo infantile di un popolo di guitti e maschere di carnevale. Non sentitevi offesi forse ammetterlo una volta per tutte potrebbe essere liberatorio, magari chissà meglio di una barzelletta. Chiudo con una scena indimenticabile di “C’eravamo tanto amati” un quadro eterno dell’Italia di ieri come quella di oggi.

5 Comments
  • barbara fiorio
    gennaio 20, 2013

    Condivido ogni parola e pensiero. Siamo tante tribù senza cultura civica e senso di appartenenza, poco adatte alla democrazia.

  • marco
    gennaio 22, 2013

    Sono troppo presuntuoso se mi tiro fuori da questo dipinto sull’uomo medio italiano?
    Sono un ragazzo ruspante con pensierini sempliciotti, ma prometto che non mi comprerò mai un SUV 😉
    Comunque l’allegoria con le maschere e adattamento ai tempi moderni calza a meraviglia! Gran bel post 🙂

  • Giovanni
    gennaio 24, 2013

    🙂 Grazie Barbara e Marco… Oggi anniversario dell’omicidio di Guido Rossa ci impone ulteriormente la consueta verifica che i milgiori vengono prima di tutto lasciati soli e poi ammazzati qui in Italia…

  • Franco Zaio
    gennaio 26, 2013

    Hai ragione. Sempre citando Gaber mi viene da dire “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”.Più purtroppo.

  • Giovanni
    gennaio 26, 2013

    La scena di “C’eravamo tanto amati” che ho ripreso mi fa venire in mente le polemiche contro Saviano e il suo libro “Gomorra”. Le parole di censura identiche… Però accade per certi versi che si guardi a quei tempi come se fosse stato meglio mentere alla fin fine è solo una distorsione del ricordo che nel tempo attenua i toni negativi…

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