Tu chiamale se vuoi, regressioni

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In riferimento alla rivoluzione iraniana, il giornalista polacco Ryszard Kapuscinsky scriveva: “Una nazione oppressa dal dispotismo, avvilita, costretta ad assumere il ruolo di oggetto, cerca rifugio. Ma un’intera nazione non può emigrare, quindi compie una migrazione temporale piuttosto che geografica. Di fronte alla sofferenza della realtà che la circonda, cerca di fare ritorno a un passato che sembra un paradiso perduto.” Mi ha sempre affascinato quest’idea e l’ipotesi di una fuga dalla realtà di massa mi è balenata in questi giorni dopo il voto del 24 e 25 febbraio.
Mi spiego. Un terzo del paese ha creduto al vecchio leader che prometteva il rimborso dell’IMU, una tassa approvata dal suo stesso partito non più tardi di qualche mese fa. Tra questi anche coloro che considerano plausibile l’ipotesi di una macroregione del nord che possa coniare una propria moneta e che in un futuro, il più prossimo possibile, si possa anche staccare dall’Italia politicamente e perché no, anche fisicamente già che ci siamo. Quisquilie. Un altro terzo ha creduto a un attore comico professionista che da tempo, dai palchi di tutta Italia spiega come devono andare le cose: tra queste molte condivisibili come la drastica riduzione dei finanziamenti ai partiti, il reddito minimo garantito, una sola rete televisiva pubblica; altre come il referendum sulla permanenza nell’area euro, il taglio drastico alle grandi opere e un certo gusto naif nel trattare le vicende della politica che destano qualche preoccupazione. (L’uso dell’eufemismo assoluto è sintomo di una forma di autocontrollo nevrotico, lo so, ma credo sia meglio così.)
Dopo arriverò alla sinistra, promesso. Lo chiamano il “boccone del prete” perché è quello più gustoso. Ma per il momento fermiamoci qui.
Tra migrazioni di massa mentali e derive continental-geografiche virtuali la sensazione che ho io è questa: buona parte del paese in una regressione autorefenrenziale indotta dall’esposizione massiccia ai mezzi di comunicazione di massa ha cortocircuitato “spettacolarmente” queste elezioni “proiettandosi” in una realtà indotta, “farlocca”, dove le invettive di un comico, le frasi ad effetto di un grande imbonitore e la leggenda del grande Po sono punti di riferimento ineludibili. La “normalità” dell’Italia su queste basi è accostabile per difetto solo al regno di Narnia o alla “terra di mezzo”. Loro, almeno,Aslan e Gandalf ce l’hanno.
Ma veniamo alla sinistra. Una battuta di Crozza fu profetica: “Finocchiaro” chiese all’esponente PD “Manca un mese alle elezioni, cosa pensate di fare per perdere?”
Premesso che storicamente per ragioni che qui sarebbe assai lungo spiegare, l’Italia ha una sua tradizione antisocialista (vecchie storie che attraversano tutto il ‘900 ma che Berlusconi conosce assai bene) una sorta di riflesso condizionato a evitare la presa del potere da parte dei “rossi” (il movimento 5 stelle avrebbe drenato molto voti moderati non più convinti da Berlusconi ma non del tutto convinti comunque a votare il centro sinistra) resta il fatto che l’alleanza di centro sinistra era saldamente in testa nei sondaggi 45 giorni fa. Cosa è successo? Personalmente (non ci vuole molto, ovvio) credo che in questi 45 giorni sia stato sbagliato tutto e usando un paradosso, se gli italiani sono sfuggiti dalla realtà questa è sfuggita al PD. Non un cambio di marcia, non una segnale, peraltro avvertibile anche da una persona normale, dei mutamenti degli scenari in corso, nessuna indicazione ai potenziali elettori dei rischi che si stavano correndo. Niente. Un’assoluta, totale assenza di rapporto con la realtà. Come Custer al Little Big Horn o Lord Cardigan a Balaklava. E l’hanno chiamata responsabilità.
Renzi: c’è chi dice oggi che “Se avessero presentato Renzi avrebbero vinto di sicuro”. Può essere (anche se credo che molti lo affermino per un sottile svolazzo beffardo) ma anche Renzi con grande disinvoltura spiegava in questi giorni in tv che il suo partito avrebbe vinto. “Se Renzi avesse vinto le primarie…” “Ma le primarie erano finte hanno votato gli apparati” E’ uno stralcio di conversazione che ho sentito oggi. “Renzi è un estimatore di Marchionne, vicino a Monti” “Ma è simpatico”… Bersani è vecchio” “Ma anche Berlusconi” “Sì ma Berlusconi è più giovanile…”. Che dire. Tempo fa scrissi un tweet che mi alienò diverse amicizie, evidenziava come gli italiani sono affascinati dalle persone che le fanno ridere “Andreotti, Berlusconi, Grillo: una risata ci seppellirà”. Speriamo di no.

5 Comments
  • barbara fiorio
    febbraio 28, 2013

    Ha vinto il marketing sulla politica.
    Hanno vinto il populismo e la demagogia sul buon senso. Hanno vinto le urla sulle parole pacate. Ha vinto la pancia sulla testa. Ha vinto il qualunquismo sull’obiettività e l’onestà intellettuale. Ha vinto la dittatura sulla democrazia.
    E il PD si è preso la sberla che si meritava, questo sì.
    Ma a pagarla saremo tutti noi e non si può dare la colpa di tutto a un partito che non è il partito che ha governato, che non è il partito che ha portato l’Italia alla cancrena, che non ha riempito le piazze di insulti, che non ha ammaliato il popolo con le menzogne e con l’assenza di contraddittorio. Ha delle colpe, d’accordo, ma per contro c’è anche un’Italia che non merita la ciambella di salvataggio.

  • Giovanni
    febbraio 28, 2013

    Certo, però gli errori manifestano un’inadeguatezza disarmante. Il PD ha l’unica grande colpa che ogni volta non ci capisce un cazzo di niente e non è poco. Per il resto, ovviamente, sono d’accordo con te.

  • barbara fiorio
    febbraio 28, 2013

    E io con te.

  • Rosanna V. Hendrix
    agosto 7, 2013

    L’inevitabile assunto logico di questa posizione è che essere pienamente “di sinistra” equivale, precisamente, a essere marxisti tout court, al socialismo reale. Non a una socialdemocrazia, non al welfare, ma all’economia sovietica. In realtà si può essere “di sinistra” in tutte le mille possibili commistioni di liberalismo e socialismo, perché liberalismo e socialismo sono appunto le due grandi ideologie progressiste (che hanno una definita e universale idea di progresso, e che hanno fiducia nel suo perseguimento) degli ultimi tre secoli, e tutt’ora – anche dopo la caduta del Muro – convivono in tutte le democrazie del mondo.

  • Giovanni
    agosto 26, 2013

    Scusa il ritardo della risposta ma ero in vacanza… Credo che la definizione di “essere di sinistra” oggi abbia perso un po’ di smalto smarrito l’orizzonte dell’utopia socialista. L’ultimo appello è stato il G8 di Genova, la capacità o meno da parte della “sinistra” di farsi interprete e di condividere istanze di cambiamento e di innovazione che tenevano conto della crisi del sistema occidentale. Oggi a distanza di qualche mese anche da questo post direi che l’unica via d’uscita è la fuga… 🙂

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