Riflessioni su “La talpa”

Capita che certi film o libri possano diventare l’ossessione e nello stesso tempo il paradosso di ciò che rappresentano. Prendete “La talpa”, la spy story di Le Carrè che ha avuto il potere di traslare il nome comune di animale ad un significato assoluto nella labirintica rappresentazione del mondo da parte dell’intelligence. Ecco, io avevo un idea di cosa fosse una “talpa” anche nel gergo spionistico così non avendo letto il libro mi sono messo alla visione del film come fosse il proforma ad una spiegazione che avevo già in tasca. E invece no. Alla fine del film mi sono trovato spiazzato nella desolante posizione di non averci capito un cazzo. Insomma, ‘sta storia della “talpa” era più complessa di quello che immaginavo e richiedeva più concentrazione di quella che le avevo dedicato. Ho letto quindi il libro e poi ho rivisto il film, segnandomi degli appunti laddove non capivo e poi ho riletto il romanzo, i passaggi più complessi e ho ririvisto il film. Ho vissuto un’esclusiva esperienza di coinvolgimento “straniante”: mentre Smiley e Controllo, nel libro e quindi nella fiction, davano la caccia alla “talpa” su un diverso piano del tutto inaspettato mi ponevo a loro fianco per cercare di capire cos’era e chi era per me a mia volta.
Il mondo irradiato dall’ipercoscienza dell’intelligence è forse l’ultima frontiera del romantico orizzonte del sapere umano. Le Carrè spiega con sapienza e con questo mettendoci a conoscenza, che per la “spia perfetta” (ovvero l’ultima versione del “vecchio” umanista) nulla è scontato o ancora meglio, naturale. Il rumore dei passi del vicino di sopra, un giornale spiegazzato, il rombo, in lontananza, di un motore, la valigia di un passante hanno un “Altro” significato nel senso che ne assumono uno a differenza della generica classificazione dei comuni mortali. Il mondo si arricchisce di codici e la consapevolezza ipertrofica della realtà stravolge il senso stesso della parola esperienza nella sua normale accezione. Ma non solo. Per paradosso lo “spettro” della realtà generato dall’intelligence ci informa che quella che noi normalmente percepiamo è solo una scadente rappresentazione del vero come quei brutti dipinti che si vedono nelle osterie o nelle stanze di alberghi di infima categoria. Che vi possa piacere o no e che ci crediate o meno, quello che vi passa per la testa e buona parte delle vostre esperienze cognitive sono indotte e irradiate da questi sistemi o comunque tutto ciò che vi sembra perfettamente normale è solo perfettamente reificato anche dal più periferico di questi sistemi.. La realtà per come normalmente viene percepita è un prodotto OGM o per essere un po’ più “pop” un bigburger di Mc Donald, un misto di materiale scadente appena commestibile e sapori creati chimicamente. “La talpa” è il principe nero, il nucleo irradiante di questo sistema, l’oscuro Graal, come lo definisce Smiley. E non è solo una questione politica o economica, il potere irradiante della “talpa” entra anche nei recessi reconditi dei nostri sentimenti e delle nostre più intime convinzioni non nella forma meccanica e tirannica del grande fratello orwelliano ma nel potere invalidante della falsificazione delle relazioni indifferentemente tra organizzazioni mondiali come tra marito e moglie. Il principio di fondo della “talpa” è che la manipolazione della realtà e la sua contraffazione, la falsificazione del mondo è l’accesso al potere più intimo: non il possesso ma la generazione del significato danno il vero potere, tanto che lei stessa è il principio ultimo della manipolazione in quanto “talpa”, agente di un fattore esterno tanto falsa da poter essere perfettamente inserita e occultata nello scacchiere avversario, soggiogata per prima dalla stessa fascinazione del suo potere. E’ meno banale e visionario di quanto può apparire in un primo momento confidarci un segreto: la talpa siamo noi.

2 Comments
  • marco
    settembre 2, 2013

    Scusa Gio se con le mie mani sudice di ignorantità tocchigno la tua eccellente analisi, ma le riflessioni che proponi rovesciano il mio immaginario cognitivo come un guanto, in me germinano idee, ipotesi nuove e friabili. Provo una grande ribollita di paura. Dici giusto, Orwell la faceva più meccanica e brutale. Giusto un filino. Ma vuoi mettere la quantità di pensieri in meno?

    Oddio… Tu.Sei.LA.Talpa.
    🙂

  • Giovanni
    settembre 4, 2013

    Caro, credo che una delle funzioni del blog sia anche quello di emettere (uso la parola non a caso) quell’eccesso cerebrale proprio per liberartene… Non contavo neppure nella tua simpatica accondiscendenza a commentare questo post che ritenevo quasi, incommentabile… Ma tant’è eccoci qui… Orwell la faceva più facile e più brutale ma forse questo è il punto: se siamo vissuti in una realtà che almeno apparentemente sembrava confortevole e ospitale tanto da permetterci di leggere Orwell vuol dire che il sistema era già pi sofisticato di quello che la nostra percezione sensoriale e cognitiva era in grado di raccogliere ma basta leggere il libro di Imposimato sul rapimento Moro, per dire, per cogliere la straordinaria distonia tra quello che passò per anni nella cronaca e nella cultura italiana e quello che realmente accadde. Ciao

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