Le Regionali spiegate al popolo

In una delle più ammoscianti campagne elettorali della storia di questa regione mentre la Liguria è spazzata dalla “tempesta pefetta” di un cocktail di sfiga, arretratezze, incapacità e impietosi eventi climatici un gruppo eterogeneo di antichi eroi rigonfi di “gerovital”, eterne promesse, illustri e meno illustri sconosciuti si aggirano maldestramente per convincere ancora qualcuno, se è possibile, a non votarli.

Dispiace essere così severo ma salvo rare eccezioni che pure ci sono, la sensazione è che un mesetto di campagna elettorale non basti a permettere ai nostri baldi eroi di comprendere cosa succede qua fuori, la distanza accumulata rispetto al mondo dei viventi è calcolabile solo sulla base dei viaggi luce . La dimostrazione è che il classico candidato a corto di idee, alla ricerca di voti e di un po’ di visibilità, salti giù dal letto e per essere in tempo per l’aperitivo di mezzogiorno al suo “point” (immancabilmente vuoto), si catapulti al mercatino “illegale” di via Turati a Genova a due passi dal Porto Antico a urlare allo “Scandalo!!!” Praticamente tutti (escluse le solite eccezioni). Beninteso, quella è una situazione che un’amministrazione solo decente e non narcotizzata come quella genovese avrebbe risolto già da tempo, in un modo o nell’altro, per una ragione o per l’altra, ma se il nostro problema, nostro di noi liguri intendo, fosse solo quello, come l’ondata mediatica di riflessioni, minacce, ingiurie, appelli sembra volerci far notare, ci chiameremmo “Danimarca” non “Liguria”. In Liguria, infatti, i ragazzini emigrano per andare a fare i camerieri, disperati alla ricerca di un lavoro, tra settembre e marzo ogni volta che piove bisogna farsi il segno della croce, per arrivare a Milano in treno ci vogliono tre ore, ogni dieci minuti arrestano qualcuno per corruzione (in genere titolatissimi occupanti dei tavoli migliori nei ristoranti “in” della city del capoluogo fino a quando non passa la finanza a legarli) ma il problema è il mercatino di via Turati. Perché il discorso è semplice e immediato, gli “abusivi” non querelano, i commercianti annuiscono e qualcuno pensa anche di essere un genio mediatico. Il dibattito intanto langue, tra più lacune: dopo essersi scagliati addosso dei sondaggi uno più farlocco dell’altro ora i nostri si guardano in faccia senza avere praticamente nulla da dirsi perché, in sostanza sono d’accordo su tutto (Salvo i 5 stelle e l’Altra Liguria che a loro volta però, per rendere la pariglia, sono spesso in disaccordo con loro stessi). Risposte ai problemi elencati niente, mea culpa niente, tanti “dobbiamo fare ancora molto” e “bisogna cambiare”. Grazie. Grazie al cazzo. Il vero dibattito quindi non è tra le diverse parti politiche ma dentro le stesse aree. Un manicomio. Il PD che dopo un tormentato percorso ha presentato Lella Paita che nel frattempo si è vista appioppare sul groppone un avviso di garanzia niente meno che sulle vicende dell’alluvione dell’ottobre scorso ha dovuto sopportare una vera e propria scissione nel momento in cui Luca Pastorino già sindaco di Bogliasco, già parlamentare del PD confluito ora nel gruppo misto, si è presentato come candidato presidente contro la stessa Paita e mettendo a rischio una percentuale di voti a due zeri e aprendo così un suggestivo scenario: la possibilità che il centro destra ce la possa fare in Liguria. Intendiamoci: leggendo certi dibattiti su FB tra stimabili rappresentanti del PD e di Reteasinistra non so a chi dare ragione: vivo l’ebrezza di aspettare la risposta più efficace tipo: “Avete perso le primarie e avevate l’impegno di sostenere il candidato vincente” e “Hanno votato più cinesi che italiani a quelle primarie di cosa stiamo parlando”. Puro cabaret ma dovrebbe essere politica. Intanto, facendo il conto della spesa se il PD aveva un “tesoretto” intorno al 40% e Reteasinistra ne sottrae un 10% (a essere ottimisti per il PD) arriviamo al 30% più o meno. Una quota dove si assesterebbe anche Giovanni Toti candidato di Forza Italia, (quello che Novi Ligure è in Liguria) ma sostenuto anche dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia. Come nessun giornale scriverebbe ma tutti pensano: “E qui son cazzi”. Alice Salvatore del M5S interpreta la parte della “rompipalle” molto bene e andrebbe a quotarsi leggermente al di sotto del 20%, “L’Altra Liguria” del simpatico Antonio Bruno abbandonata da tutti dopo un ambizioso piano di partenza racimolerebbe intorno al 3%. In tutto ciò nessuno ha mai detto che le percentuali non significano assolutamente nulla e che queste potrebbero essere le elezioni più disertate della storia quindi bisogna capire queste percentuali a che somma di affluenza farà riferimento ma quello che sappiamo tutti è che manco Nembo Kid drogato di coca potrebbe entro settembre toglierci dai casini in cui siamo e che a quell’ora arriveranno puntuali, i casini.

“Ma come sei pessimista…”
“E tu? Da quanto tempo è che guardi il tg1?” (Daniele Luttazzi)

3 Comments
  • Antonio Melluso
    maggio 10, 2015

    articolone azzeccato…bravo Giovanni…ke skifo di Paese e di Regione….e di pseudo politica

  • Giovanni
    maggio 10, 2015

    Grazie Antonio…

  • Massimiliano Vita
    maggio 16, 2015

    da noi è lo stesso… ma speriamo di andare ben oltre il 3 per cento dell'Altra liguria

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