Jon Snow in Battle of Winterfell tra leggenda e storia

Jon Snow, se non ci fossero le sorelle….

Il terzo episodio dell’ultima stagione di GoT ha messo in scena l’epica battaglia che si aspettava da tempo, quella tra uomini e estranei. Scenario, il Nord, la piana di fronte a Grande Inverno dove si è svolta un’altra grande battaglia quella dei due “bastardi”, Ramsay Bolton e Jon Snow. Al di là degli aspetti estetici e spettacolari di questo episodio, sicuramente uno dei più ambiziosi e performativi nell’ambizione di girare 80 minuti di battaglia consecutivi, anche se forse ci si aspettava di più e io ho preferito di gran lunga proprio lo scontro tra Ramsay e Jon concluso con il provvidenziale intervento della cavalleria portata da “Ditocorto” e Sansa per salvare a quel punto il fratellastro da morte certa, proviamo a fare finta che non si tratti del prodotto di un’attenta sceneggiatura, ma di fatti realmente accaduti per entrare dentro ai “fatti”.

La prima cosa che si evince è che Jon non è uno stratega militare: già lo aveva dimostrato nell’altra battaglia con idee e comportamenti che avevano portato al fallimento e alla quasi sconfitta (lui che va da solo al disperato soccorso di suo fratello Rickon ormai condannato mettendo a rischio tutti, il suo esercito che si fa attrarre nella trappola di Ramsey come una trota di allevamento), qui si ripete con errori maldestri da cui si evince una scarsa propensione al ragionamento, pur essendo quello che ha avuto modo di incontrare gli estranei più volte e facendolo pesare a tutti.

C’è da dire che anche gli altri suoi alleati e compagni d’arme, pur con la considerazione che non avevano mai avuto a che fare con gli estranei, siano delle cime, ma tant’è Jon supera se stesso in incapacità e incompetenza, tanto da poter essere incluso nella non invidiabile lista dei peggiori strateghi della storia, da Pirro, al generale Custer al marchese di Lucan, lord Raglan e Cardigan , quelli della famosa carica di Balaklava.

 

Se vogliamo trovare qualche attenuante a beneficio di Jon possiamo dire che lui è soprattutto un bravo politico (capace di infondere fiducia, di convincere gli uomini ad azioni improbabili, basta pensare a quando si impegna a salvare i bruti dalla minaccia incombente degli estranei) dotato di grande umanità, salvo poi in battaglia far crepare tutti per le sue scelte improvvide.

Gli errori di Jon Snow:

1) Schierare tutto l’esercito fuori dalle mura in un possibile scontro in campo aperto è un’ipotesi rischiosissima, considerata la forza d’urto degli avversari. Vero è che non tutti i soldati sopraggiunti a Grande Inverno avrebbero potuto essere collocati dentro al castello, ma un’altra disposizione era augurabile per limitare i danni, perché uno dei primi grandi errori strategici è quello di perdere un grande numero di uomini che detta così sembra banale, ma soprattutto, perché in un secondo momento “risvegliati” dal re della notte sarebbero diventati i nuovi nemici.

La disposizione delle truppe è sciagurata. La cavalleria dei dothraki, cavalleria leggera ovvero non dotata di armatura, davanti a tutti non si può vedere, casomai ai lati, ma forse, in questo caso, i dotrhaki sarebbero stati utili come fanteria, ne parliamo comunque dopo. In ogni caso, lanciarli verso morte sicura verso la massa informe e distruttiva del nemico è stato un atto criminale. Gli stessi Immacolati schierati a file distanziate, nonostante le loro indubbie abilità, offrivano una resa minore rispetto a un ipotetico schieramento a falange.

Le catapulte utilizzate solo nel breve momento dell’attacco dothraki sono rimaste inutilizzate per tutto il resto della battaglia perché coinvolte nei combattimenti. Onestamente, si tratta di una mossa pessima; un gran lavoro per costruire 5 o 6 macchine che in totale spareranno 4 o 5 proiettili ciascuna. Male, molto male.

2) La difesa delle mura del castello è desolante: niente pece, niente olio bollente, nessuna pietra da lanciare dai bastioni. solo qualche arciere, mandato via in malo modo nel momento in cui gli estranei cominciano a scalare i bastioni. Insomma, settimane di preparativi e nessuno pensa a ogni modo per incendiare i non-morti che appare la mossa più efficace per toglierli di mezzo?

 

Altro colpo da “maestro dei disastri” è rifugiare nelle cripte donne vecchi e bambini senza che a nessuno venga in mente che se il re della notte” resuscita i cadaveri, là sotto è pieno. Per quello che riguarda la difesa di un castello, basti pensare a Baliano di Ibelin nell’assedio di Gerusalemme nel 1187. Con una guarnigione scarsa riesce a tenere testa all’armata del Saladino e a ottenere una resa onorevole.

 

Ovviamente, Jon non ci pensa minimamente, ma anche Bran, che vede tutto e che sapeva più di tutti della natura dei non morti. Insomma, qui le responsabilità non sono tutte del lord del nord. L’accensione della barricata di fuoco a cui alla fine provvede, miracolosamente, Melisandre, è un altro errore catastrofico. D’accordo, ci avrebbero dovuto pensare i draghi, ma, visto che in una battaglia gli imprevisti esistono sempre, anche una bella verniciata di pece avrebbe permesso con una semplice freccia infuocata di far partire l’accensione. Invece, alla fine, va già bene che c’è la magia di Melisandre, neppure prevista nel piano.

Ma cosa avrebbe potuto fare Jon?

Quali potevano essere le strategie migliori pur considerando la quasi invincibilità di un esercito di zombie con grande mobilità e piena padronanza dell’arte guerresca?
Intanto risparmiare il più possibile i suoi uomini tenendoli dentro al castello. Visti i quozienti di sopravvivenza tra dentro e fuori, appare evidente che era più facile difendersi con delle mura alle spalle o/e ai lati che non in campo aperto. Poi, la barricata di fuoco andava posta molto più avanti in modo tale da poter piazzare le catapulte ai piedi dei bastioni per poterle usare, protette, sino alla fine.

 

Nessuno scontro in campo aperto, ma attesa dei non-morti dietro alla barricata con gli Immacolati in una posizione a falange, tipo “300”, su più file, in modo tale che le defezioni potessero essere rimpiazzate immediatamente.

 

 

Alle spalle della falange e ai lati per coprire il fianco, i dotrhaki, in grado fisicamente di sostenere una potente forza d’urto. Se proprio si voleva esagerare, si sarebbe potuto irrorare il terreno antistante la barricata di fuoco con la pece costruendo una grande trappola: un chilometro quadrato di fuoco che insieme ai draghi avrebbe potuto creare qualche problema in più al re della notte.

Tutti questi accorgimenti, per intenderci, furono adottati anche in epoche anteriori, da sumeri, egiziani, greci e romani.

A riprova di questo, il “buon” Ramsey Bolton nella battaglia dei “bastardi” persa, suo malgrado, per l’arrivo dei cavalieri della Valle, aveva mostrato ben altro senso strategico.

 

 

 

La trappola in cui fa cadere gli uomini di Jon richiama nientemeno che Annibale, identica la tecnica usata dal generale cartaginese a Canne e lui sì che fa usare il principio della falange con grande maestria ai suoi soldati.

Strategie militari contro Intelligence

Questa volta a togliere dagli impicci Jon è l’altra sorella, Arya, che probabilmente usando le sue tecniche di camuffamento (nel film il suo arrivo è annunciato da un refolo d’aria che attrae la distratta attenzione di un non-morto) riesce ad arrivare alla trappola tesa da Bran e infine a uccidere il re della notte con la sua mossa preferita del cambio di mano del coltello con cui aveva già messo in difficoltà Brienne in un leggendario allenamento. Insomma, vince l’intelligence più che la strategia, lo studio di Arya nella sottile arte del travisamento tipica dello spionaggio, piuttosto che la strategia bellica di Jon. Senza offesa per la parola strategia, in questo caso.

 

Alla fine, a rimetterci sono le seconde file, quelli bravi e umili, seri e composti: la povera piccola Lyanna, il cugino Jorah che si immola per difendere Danaerys, nonostante gli infiniti due di picche presi, Beric Dordarrion dopo una lunga serie di resurrezioni, Theon che si riscatta dal passato difendendo Bran sino alla fine. Tutti i dotrhaky, tutti gli immacolati, uno degli ultimi “corvi” e un bel po’ di poveracci di Grande Inverno che negli ultimi anni si è dimostrato un luogo decisamente poco accogliente.
Daenerys che doveva essere una delle figure centrali insieme ai draghi fa la sua parte senza riuscire a diventare protagonista, ma almeno lei riesce a portare il suo drago a sputare fiamme sul re della notte, che poi non abbiano effetto non è colpa sua.
Ora a quelli che restano, l’audace compito di far fuori l’ultima grande “cattiva” della saga, la regina Cersei e la sua armata di ventimila “cappe dorate”.

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