Che legame c’è tra Sherlock Holmes, il celebre detective inglese scaturito dalla mente di Arthur Conan Doyle, e il “Cannone” di Paganini? Indubbiamente la pura magia della musica che più di tutto sa toccare l’animo umano, perfino quello un po’ misogino e impenetrabile dell’investigatore dal buffo copricapo. Ma poi? In realtà ci piacerebbe poter dire “Elementare Watson”, ma come sosteneva Shakespeare, ci sono più cose in cielo e in terra di quante la filosofia non sogni, e per venire a capo della nuova avventura di Holmes, che riserva più di una sorpresa, dobbiamo affidarci a un romanzo assai intrigante e, detto per inciso, scritto con magistrale padronanza dei topoi del noir e in uno stile delizioso che rievoca con ironia molto English quello di Doyle.

Fresco di inchiostro, nerissimo ovviamente, come si addice a un libro giallo percorso da una scia di sangue che segue i percorsi labirintici e oscuri di una Genova fin de siécle, è in libreria per i tipi De Ferrari “La sparizione del violino e altri misteri – Un’avventura genovese di Sherlock Holmes” di Giovanni Giaccone. Giaccone, giornalista e direttore di Telecittà, conosce bene Genova, come pure il contesto storico e socio-politico del tempo che ha scelto per la narrazione, e mette a disposizione dell’avventura di Holmes e Watson – personaggi di carta – dei personaggi realmente esistiti che si sarebbero potuti incontrare tra di loro nella calda estate del 1898.

La trama, perfettamente congegnata, intreccia due avvenimenti criminosi. Il furto senza effrazione del Guarneri del Gesù di Nicolò Paganini dalla sala del Municipio, e l’orrendo squartamento di due sventurate fanciulle rinvenute nei vicoli dentro una valigia, ad opera di un assassino che la gente del popolo chiama “O Maxellà”, il macellaio, un bruto che sembra emulare le gesta di Jack lo Squartatore. Holmes a suon di intuito, un po’ di fortuna e qualche eroismo per caso del povero Watson, risolverà brillantemente i due casi. Ma protagonista di questo bel romanzo è anche Genova, il suo porto, i carruggi brulicanti di vita, il sottobosco malavitoso e fastosi e sordidi bordelli, la moltitudine di migranti ammassati nell’angiporto. Ci sono cavalli e “carbonin”, rude e brava gente, capitanati dall’ex garibaldino Stefano Canzio, Gerardo Sileo, il primo capo della squadra mobile di Genova. Loro sono i buoni che collaborano alle indagini di Holmes, ma i vicoli sono crocevia di spie, agenti segreti e avventurieri internazionali che si muovono nella zona d’ombra tra legalità e crimine. C’è anche Lina Cavalieri, la donna più bella del mondo che corteggia sfacciatamente Holmes e lui non ci sta. Il cast vanta anche Barrili, Spensley, Cesare Lombroso, Luigi Arnaldo Vassallo detto “Gandolin”, mitico direttore del “Secolo XIX”, la medium Eusapia Palladino. Il libro si legge d’un fiato per la gradevolezza della scrittura e la struttura da vero giallo con venature gotiche e anche con sparatorie, inseguimenti sui tetti del centro storico e nei fetidi cunicoli del sottosuolo, ma si fa apprezzare anche come smagliante affresco storico di Genova com’era, con le orchestrine femminili della birreria Lowenbrau, il Giardino d’Italia,le mondane notti all’Opera, quando appare in un alone mitico perfino Giuseppe Verdi vestito esattamente come Boldini lo ritrasse.   (Nella foto Lina Cavalieri)

GIULIANA MANGANELLI – IL SECOLO XIX DEL 24 MAGGIO 2007

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