Sono nato il 17 agosto del ’65. In sè una data come un’altra; più tardi compresi che festeggiare un compleanno il 17 agosto è un’impresa difficile perchè due giorni dopo ferragosto chi ti conosce o è a migliaia di km. di distanza oppure ti guarda con quella faccia che assumono gli esseri umani gonfi dal caldo e dalla libagione abbondante e ti dice “Belin ma abbiamo festeggiato due giorni fa…”. Così finchè ci sono state le mie vecchie zie qualcuno si è ricordato di quell’ evento dopodichè quando sono cresciuto un po’, anche loro hanno smesso di filarmi e addio regali di compleanno…. Mio padre e mia madre erano due partigiani comunisti e quello che raccontavano di quel periodo che li aveva particolarmente segnati insieme a buona parte del loro vissuto l’ho sempre dato per scontato, un a priori inevitabile e inamovibile. Sbagliavo. Da quando se ne sono andati è come se qualcuno avesse tolto il tappo da un lavandino e tutto il senso della loro storia che riempiva la mia realtà (e quella di tutti noi) fosse scomparso in un profondo gorgo scuro. Quello che mi resta di loro è una sensazione: la notte, nel silenzio, quando mi sveglio sentire scorrere nelle mie vene il loro sangue, ancora orgoglioso di quello che erano riusciti a fare. Da loro ho ereditato una predisposizione alle cause perse, alle battaglie impossibili e alle fughe in montagna. Sono un giornalista televisivo, uno di quegli esseri a cui, in genere, viene accreditata la cordialità di un crotalo e l’umiltà di Paris Hilton. Da parte mia ho sempre ritenuto che bastasse a qualificarmi il famoso detto “chi non sa fare niente nella vita fa il giornalista”, mi ha sempre molto pesato l’idea che tale affermazione corrispondesse alla verità tanto che mi sono impegnato spasmodicamente ad imparare a fare qualcosa d’altro. Posso, quindi, affermare con soddisfazione che so cucinare discretamente bene.

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