Io, Beatrix, Scarlett, il caso e la fotografia…

La piccola storia che vado a raccontare potrebbe tranquillamente rientrare nella famosa categoria di “Cuore” intitolata “chissenefrega”. Sono abbastanza severo con le storie che racconto, ma questa ha la piacevolezza degli incontri che avvennero, di una lunga serie di coincidenze, di un romanzo travagliato e soprattutto di tante fotografie.

Tutto parte dall’idea, dopo il mio libro di esordio “La sparizione del violino” che raccontava di un’avventura di Sherlock Holmes a Genova, di scrivere qualcosa di ambizioso che potesse farmi entrare a pieno diritto nel novero degli scrittori italiani di ultima generazione. Le premesse c’erano tutte e nonostante le difficoltà di scrivere un libro con un lavoro che mi lasciava poco spazio per dedicarmi alla scrittura creativa, in circa due anni, Satan’s Circus era pronto. Le vicende del libro andarono di lì in poi aggrovigliandosi nonostante al primo colpo trovassi un prestigioso editore, Rusconi che mi contrattualizzò e fermò il libro per altri due anni, senza riuscire a pubblicarlo per i problemi che erano insorti nel frattempo proprio nella casa editrice. Alla fine fu con Il Melangolo di Simone Regazzoni che il romanzo uscì, ben cinque anni dopo la stesura.

Quello che è interessante, però, almeno per me, fu la costruzione di un romanzo complesso, con molti personaggi, ambientato in diversi periodi e luoghi diversi. Per non perdermi tra tutte le figure di cui dovevo parlare e descriverne l’aspetto e la psicologia, decisi di cercare fotografie di persone reali che più si addicevano ai personaggi, così raccolsi un album di fotografie per ciascuno dei mie personaggi e le abbinai.

Una delle figure centrali del romanzo era una cattivissima ragazza, Beatrix, che per intenderci date le atmosfere del romanzo, potrebbe benissimo essere l’idea in nuce di Vanessa Ives di “Penny Dreadful”,

Eva Green nella parte di Vanessa Ives

solo che Beatrix era la diabolicità in persona senza quel bisogno di redenzione che caratterizza il personaggio di Vanessa. Dato che doveva essere sensuale e diabolica, ma anche un donna vera che aveva vissuto esperienze terrificanti e quindi con una fisicità reale, la mia attenzione andò verso  le ballerine di Burlesque, anche perché, grosso modo, Beatrix bazzicava quegli ambienti, gli allora tenebrosi teatri del “grand guignol”.  La mia attenzione cadde su una ballerina molto bella, specializzata nelle esibizioni con il fuoco, italiana, che ancora oggi si esibisce con successo nei teatri di tutto il mondo: Scarlett Martini.

Questa è stata la Beatrix della mia storia

Insieme a lei frotte di cow boy, gentleman, pellerossa, garibaldini, poliziotti  con cui avevo un rapporto quotidiano con una dilatazione del mio immaginario decisamente significativa.

Satan’s circus uscì con il Melangolo in un periodo per me molto difficile, fu una zattera su cui mi aggrappai e nonostante oggi so che potrei riscriverlo dieci volte meglio, mi confortarono le presentazioni, i tanti che vennero e l’atmosfera che si creò intorno a quel libro. La scoperta di un cocktail che aveva lo stesso nome del romanzo fu lo spunto per una divertente presentazione alla Marescotti di Alessandro Cavo.

Dopo qualche mese da quella presentazione mi cercò Veronica Onofri che aveva avuto l’idea di realizzare un servizio fotografico su di me, in quanto autore del romanzo, munito di coltello, pistole e di camicia insanguinata. Non ci riflettemmo molto e non capii neanche benissimo, ma si trattava di farsi fotografare da Veronica Onofri nella location designata che era, appunto, la Marescotti… Avrei potuto dire di no?

Fu così che un sabato pomeriggio io e Veronica ci trovammo in piazza Fossatello e cominciammo il servizio tra un drink e l’altro. A dire il vero più passava il tempo e meno eravamo convinti di quello che facevamo, Cavo era diventato il protagonista delle foto tra una risata e l’altra, quando una ragazza che ci stava osservando seduta a un tavolino, bardata di una fantastica pelliccia rossa si alzò e cominciò a farsi fotografare insieme a me entrando in una parte assolutamente non prevista, ma che si integrava a meraviglia con l’atmosfera che cercavamo, anzi proprio lei era riuscita ad accenderla, con il suo fascino e l’intelligenza di capire subito una sua parte in quegli scatti. Non si trattava di una persona qualunque, ma di Aannalisa Flori, fotografa di livello internazionale, specializzata ad immortalare i divi di Hollywood che forse complice un Americano di troppo, aveva deciso lì per lì di passare dall’altra parte dell’obiettivo. Doppio “WOW”.

Sulla base di quegli spunti con Veronica decidemmo di riprovarci, preparando una traccia più chiara per il servizio. Il soggetto consisteva nel racconto della convivenza dei personaggi con lo scrittore, della fascinazione che questi avevano su di lui, sul fatto che potevano diventare più reali della realtà vera e propria. Ci sarebbe stato un testo corredato dalle fotografie di Veronica.

Trovare qualcuno per la parte di Beatrix era difficilissimo, ma non dovetti cercare molto: Francesca, ovvero Vera Vittoria Rossa aveva partecipato alla prima presentazione del romanzo alla Feltrinelli, conosceva benissimo la storia e il personaggio, in quanto al fatto che potesse interpretarlo… Beh, non avevo il minimo dubbio. Glielo chiesi e accettò volentieri.

Così, un bellissimo pomeriggio di aprile furono scattate decine di foto che funzionarono benissimo, tanto che quando Veronica   ce le girò su mail per farcele vedere cominciammo a pubblicarle su Facebook, sostanzialmente “bruciando” il progetto. Ci divertimmo tantissimo, comunque. Soprattutto la foto con le suore, apparse casualmente alle nostre spalle fue una specie di miracolo.

La storia di Beatrix, però, non finì qui. Due anni dopo suggerii a Silvia Palazzolo il nome di Scarlett Martini per una serata di Burlesque. Silvia la invitò e lei venne a Genova. Ci conoscemmo un pomeriggio alla Feltrinelli mentre intervistavo i Baustelle (anche questa occasione più unica che rara) e conobbi così  finalmente, l’ispiratrice di Beatrix che con gentilezza e ironia, gioco per un po’ in quella parte.

I viaggi che ti puoi organizzare su internet sono belli, ma vi assicuro che quelli che si possono realizzare nella propria testa sono fantastici.

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